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Relax a Salerno e provincia: feste, sagre e spettacoli

L’estate si sa, è caratterizzata da eventi, feste e sagre. E anche chi non parte in ferie, desidera rilassarsi alla ricerca di frescura, divertimento, buon cibo e bella compagnia. Per chi vive e soggiorna Salerno in questo periodo, sono tante le occasioni di svago e le feste che si tengono. Ecco un elenco:

– Ravello Festival – Ravello (Dal 30 Giugno al 25 Agosto 2018)

– Festival della cipolla di Vatolla (Dal 14 Luglio al 26 Agosto 2018)

– Estate ad Amalfi (Dal 13 Luglio al 1 Settembre 2018)

– A’ Chiena di Campagna (Dal 15 Luglio al 17 Agosto 2018)

– Sagra do’ Sciusciello – Pellezzano (Dal 10 al 16 Agosto 2018)

– Festa dell’arcobaleno – Montesano sulla Marcellana (Dal 12 al 15 Agosto)

– Vasci, portuni e pertose – Ostigliano (Dal 10 al 15 Agosto 2018)

– Sagra della parmigiana – Castelnuovo Cilento (Da 14 al 18 Agosto 2018)

– Sagra del fusillo – Felitto (Dall’11 al 21 Agosto 2018)

– Festival dell’aspide – Roccadaspide (Dal 10 al 12 Agosto 2018)

– Sagra del Mangione – Baronissi (Dal 10 al 14 Agosto 2018)

– Banchetto della sposa – Piaggine (Dal 19 al 21 Agosto 2018)

– Festa del pane e della cività contadina – Trentinara (Dal 16 al 20 Agosto 2018)

– Sagra di montestella – Omignano (Dal 15 al 17 Agosto 2018)

– Sotto le stelle del Cilento – Acciaroli (18 Agosto 2018)

– Vicoli in vino a Castellabate (Dal 20 al 24 Agosto 2018)

– Festa della birra – Sant’Egidio Monte Albino (Dal 23 al 26 Agosto 2018)

– Festa della zizzona di Battipaglia (Dal 24 al 26 Agosto 2018)

Non solo feste e sagre ma anche mostre ed itinerari:

– Venerdì dei depositi – Paestum (Da Marzo ad Agosto 2018)

– Torrentismo alle gole del Calore (Dall’11 Agosto al 9 Settembre)

– Trekking alla Costa degli Infreschi (15 – 22 e 29 Agosto)

– Palinuro di notte: kayak e cena sotto le stelle (16 – 23 e 30 agosto)

– Palinuro – Pisciotta in mountain Bike (14 – 21 e 28 Agosto 2018)
Buone ferie da Salerno da Vivere e dalle attività aderenti:

 

Viaggio attraverso i piccoli comuni del Salernitano

Valle dell’Angelo è un piccolissimo comune della vasta provincia salernitana con appena 234 abitanti ed è il comune meno popoloso di tutta la regione Campania. Il paese, che si trova alle pendici del monte Ausinito nella valle del Calore Lucano, ha una estensione di 37 chilometri quadrati e confina con Laurino, Piaggine, Rofrano e Sanza e fa parte del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.


Notizie sul borgo di Valle dell’Angelo, si hanno già intorno al X secolo dagli scritti dei monaci basilani. Inizialmente il paese aveva un nome diverso ovvero Casaletto di Piaggine, un borghetto dapprima amministrato dalla Badia di Cava e poi da Laurino, di cui è stata frazione fino al lontano 1873, diventando poi in seguito comune autonomo con il nome di Piaggine Sottane. Fino al 1927 ha fatto parte del Circondario di Vallo della Lucania.


Valle dell’Angelo oggi è conosciuto soprattutto da turisti stranieri che amano percorrere i sentieri del monte Cervati con scarponi e racchette ma anche l’architettura ha una grande importanza a Valle dell’Angelo con numerosi palazzi presenti nel paese. La loro caratteristica principale è rappresentata dai portali, di dimensioni, che sono molto originali e di notevole pregio architettonico. La struttura è principalmente costituita da una trave ad asse rettilineo, segmentato e qualche volta curvilineo, rigidamente collegato a piedritti ad asse verticale.

 

Quasi tutti sono stati realizzati da scalpellini locali tra il 1700 e il 1900. Molte anche le Chiese, a testimonianza della religiosità di questo popolo. Ricordiamo la Chiesa di San Barbato, i primi abitanti del casale elessero il Santo come loro protettore, ed eressero in suo onore una cappella; la Chiesa di Santa Barbara, sorge al centro del paese ed ha tre ingressi; e la cappella di San Sebastiano, cappella privata di cui si parla per la prima volta nel verbale della visita pastorale del 1860. La grotta dell’Angelo, che si trova in località Costa della Salvia, custodisce la statua dell’Arcangelo Michele in atteggiamento di difesa. Il culto dell’Angelo rievoca l’antica presenza longobarda: essi, infatti, solevano adibire gli antri scavati nella roccia a luoghi di preghiera.


Da non perdere una passeggiata nel piccolo ma raccolto e grazioso centro storico, con i suoi vicoli e gradini, e le caratteristiche via Flavio Goia e via del Popolo. Vanno segnalati i portali di palazzo Mazzei (1881), palazzo Vertullo (XVII sec.) nonché i palazzi di via Colle Fiorito, corso Mazzei e via Calore. La chiesa di S. Barbato (XVII sec.) che si erge nella suggestiva piazzetta, fu abbellita per volere dell’arciprete Don Girolamo Mazzei con stucchi, statue, dipinti e arredi tanto da diventare una delle più belle del Cilento. Una visita meritano pure la chiesa di S. Leonardo (XVIII sec.) e la cappella rurale di S. Sebastiano (1840) a pochi km dal borgo lungo la strada comunale che collega a Laurino.

Principali risorse del candido paesino sono la produzione di un ottimo vino e un pregiatissimo olio. La raccolta delle olive avviene infatti per brucatura a mano al giusto punto di maturazione. La molitura è immediata, effettuata nei frantoi subito dopo la raccolta, e il procedimento del percolamento attraverso il quale si estrae l’olio è quello che assicura integrità e qualità.

La lavorazione a freddo e la particolare cura dedicata allo stoccaggio fa dell’olio un prodotto dai parametri chimici eccezionali e dalle caratteristiche organolettiche tipiche degli oli di alta qualità. Altre eccellenze di Valle dell’Angelo sono i formaggi ovi-caprini, il caciocavallo silano e a seconda delle stagioni i funghi porcini raccolti nei rigogliosi boschi del circondario.

Valle dell’Angelo è stata definita città di bambini, titolo sancito durante l’incontro della Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo, in seguito a cui è emerso che Valle si offre ai bambini come loro “città ideale”.

montecorvino pugliano

Viaggio al centro dei Picentini: Montecorvino Pugliano

Benvenuti nel vasto comune di Montecorvino Pugliano, cittadella collinare che vanta di natura incontaminata e panorami mozzafiato.

Montecorvino Pugliano ha un’estensione comunale alquanto “estesa”: essa infatti si sviluppa sui monti Picentini, per poi avvicinarsi al mare, dividendo i comuni di Pontecagnano Faiano e Bellizzi con la frazione di Pagliarone.

La strada che da Faiano porta alla città, passando per la frazione di Santa Tecla, è particolarmente interessante, in quanto è attraversata dal suggestivo bosco di Faiano, luogo ideale per un picnic estivo o una scampagnata autunnale.

Il comune di Montecorvino Pugliano è diviso in varie frazioni, diffuse lungo tutto il territorio che va dai colli alla pianura: Bivio Pratole e Pagliarone caratterizzano la zona piana, mentre salendo verso la collina e verso i monti troviamo Condolizzi, Condorelli, Pendazzi, Pendazzelli, Santesi, Sorbo, San Vito, Pugliano, Santa Tecla, Gallara e Torello.

Storia

Sono varie le ipotesi sull’etimologia del nome “Montecorvino”: molti pensano sia dovuto al console romano Marco Valerio Corvino, il quale aveva dei possedimenti sulle colline; altri ipotizzano l’unione delle parole “Mons” e “Chorak”, che vogliono dire “terra vulcanica”.

I primi nuclei abitativi si ebbero quando Picentia fu rasa al suolo dai Romani, nel 201 a.C. Dopo che fu distrutta totalmente nell’88 a.C., gli abitanti decisero di scappare e di rifugiarsi nelle colline, per scampare alla malaria.

Nel 1820, per ragioni politiche ed economiche, Pugliano viene diviso dal re di Napoli da Rovella, il quale è tuttora confinante, proclamando così Santa Tecla capololuogo dei 10 casali che andavano a formare il territorio.

Santo Patrono e festività

Il Santo protettore della città è Sant’Antonio da Padova, il quale si festeggia il 13 giugno.

montecorvino pugliano

Sono varie le feste e le sagre che si tengono nel Comune durante l’anno:una in particolare che merita di essere ricordata, oltre alla festa patronale, è la Sagra dei Sapori Contadini, occasione per degustare le varie specialità rurali del posto, ritornando anche un po’ indietro nel tempo con la mente.

Monumenti

montecorvino pugliano

Tra i monumenti che meritano di essere visitati a Montecorvino Pugliano ricordiamo innanzitutto quella che è la sede municipale attuale, il convento di Santa Maria, monumento caratteristico per la sua struttura fondato nel 1589.

Altre strutture ecclesiastiche famose del territorio sono la chiesa della Madonna dell’Arco, ad oggi inutilizzata, la chiesa di Santa Tecla, e la chiesa di San Michele Arcangelo.

Un luogo di visita, più che turistico, è il Salerno War Cemetery, situato tra Pagliarone e Bellizzi, il quale accoglie le tombe dei militari deceduti durante il periodo dello sbarco di Salerno del ’43, provenienti dalle regioni del Commonwealth e di altri paesi ignoti.

Gastronomia

montecorvino pugliano

foto: www.onorealleamazzoni.it

La cucina puglianese e molto vasta e tipica e racchiude piatti di ogni tipo e per ogni palato: innanzitutto, bisogna ricordare che il vino locale, è prodotto dalle Cantine Monte Pugliano, dei fratelli Coralluzzo; detto questo, i “cavatelli alla puglianese”, a base di carne, sono il piatto puglianese per eccellenza, il che non va ad escludere pietanze ricche di verdure, come le pizzel’e vrrain, ossia le frittelle di borraggine.

Per accompagnare il buon vino dei fratelli Coralluzzo, i Zucculilli sono degli ottimi candidati: essi non sono altro che dei biscotti secchi prodotti con le nocciole locali, i quali possono essere degustati durante la sopraccitata Festa dei Sapori Contadini.

Natale a Salerno: tour, luminarie, bike sharing e mostre

Anche quest’anno l’attesa per “Luci d’Artista”, si assottiglia sempre più! Oramai, da tradizione, trascorsa l’estate, settembre vola e ad ottobre si attende già l’atmosfera natalizia in grande, che da qualche anno caratterizza Salerno. Il 4 novembre lo start, per ammirare le luminarie, che rimarranno fino al 22 gennaio.

“Le Mille e una notte” il tema scelto per coinvolgere gli spettatori a Piazza Flavio Gioia (denominata La Rotonda). Proprio rifacendosi alla fiaba, nella quale ogni notte la fanciulla, protagonista della storia, raccontava al sultano una favola diversa per non essere uccisa, così i giochi di luce, affascineranno per tutto il periodo, quanti accorreranno per ammirarle.

Diverse le location, ormai base fissa delle svariate luminarie che caratterizzano anche diverse strade del centro, quale la storia che si leggeva attraverso insegne luminose, lungo via Luigi Guercio. Alle già esistenti, si aggiungeranno la spiaggetta di Santa Teresa e a piazza di Torrione e sul lungomare.
Figure giganti di luci, guideranno gli spettatori, fino alla Villa Comunale, vero fulcro dell’intera magia, che quest’anno ospiterà anche nuovi personaggi, balzati fuori direttamente dalle fiabe.

Si confermano i mercatini, caratteristici ormai da un paio d’anno che sosteranno lungo tutto il lungomare (lato strada) e si terranno dal 6 dicembre all’8 gennaio, vendendo ogni tipo di goloseria, dolce e salata ma anche idee regalo.

Anno bis per la ruota panoramica, che sarà nuovamente situata nell’area del sottostante Piazza della Concordia e che ospiterà quanti vogliono ammirare la città campana dall’alto, durante tutto il giorno, regalando una magica vista, soprattutto nelle ore serali.

Ritorna il Villaggio di Babbo Natale, presso il Parco dell’Irno, e costituirà novità la gara di presepi di sabbia, nella zona di Santa Teresa, dall’8 dicembre all’8 gennaio.

Punto forte del Natale salernitano, sarà la mostra dedicata alle macchine ingegnose, costruite da Leonardo Da Vinci, che sarà visitabile a Palazzo Fruscione dal 1 novembre al 28 Febbraio.
Ma quello di Salerno, sarà anche un Natale ecologico, sotto alcuni punti di vista. Per chi infatti, vorrà evitare traffico, file per parcheggiare, smog e confusione, potrà servirsi del bike sharing. Il servizio infatti riprenderà il prossimo mese e sarà possibile usufruire di un abbonamento gratuito per i primi 100 giorni. Alle tre ciclostazioni esistenti se ne aggiungeranno altre, nelle prossime settimane, così da dare la possibilità anche ai più pigri, di poter passeggiare in bicicletta, senza per forza doversi spostare di qualche km per posare la bici.


Per visitare le luci d’artista, è possibile giungere a Salerno, in auto attraverso le reti autostradali, in treno, arrivando alla stazione di Salerno che inaugura il corso ricco di negozi, in metro dalla prima stazione Arechi, in aereo atterrando a Napoli Capodichino, o Salerno Costa d’Amalfi, in nave giungendo al porto. Ma altre soluzioni possibili sono quelle di poter organizzare tour, utilizzando servizi di transfer come Contaldo Tour, con sede a Maiori, operante su territorio nazionale.

Per chi vuole trascorrere anche solo una giornata a Salerno, è possibile pranzare presso il ristorante “La Compagnia del Concord” situato nei pressi dell’uscita autostradale di Pontecagnano, usufruendo di un menù turistico e visitare subito dopo pranzo il percorso delle Luci d’Artista avvalendosi della metro stazione Arechi, così da evitare di attraversare la città, aggravandosi di ulteriori spese quale il parcheggio al centro di Salerno. Il pullman o il mezzo di trasporto scelto per gruppi, potrà tranquillamente parcheggiare nello spazio del ristorante e i visitatori saranno accompagnati e poi ritirati presso la stazione metro prescelta.

Si organizzano tour con visite guidate per ammirare la città di Salerno e zone limitrofe, con pranzo e giro alle Luci d’Artista. Per qualunque informazione è possibile scrivere una mail all’indirizzo info@salernodavivere.it; interagire sui social relativi, chiamare o scrivere attraverso whatsapp al numero 3472907980.

 

San Matteo: tra cultura, storia e tradizione del patrono di Salerno

San Matteo è il patrono della città di Salerno. Si festeggia il 21 Settembre ed è la “Festa” per eccellenza dei salernitani.
L’estate ormai volge al termine, l’autunno segna l’inizio della scuola e il rientro definitivo da quello che ormai può essere definito solo un ricordo delle ferie, eppure a Salerno, la rinomata città campana, sembra che la festa inizi proprio adesso.
È proprio il giorno dell’equinozio d’autunno infatti che la città prende vita e si veste di mille colori per celebrare il suo santo patrono, San Matteo. Andiamo a scoprire insieme la storia e le tradizioni di questa famosissima festa.

 


Il Santo
Il Santo Protettore della città salernitana è Matteo apostolo ed evangelista, uno dei dodici apostoli di Gesù e autore  dell’omonimo Vangelo. Viene solitamente raffigurato accompagnato da un uomo alato che lo guida nelle sue scritture; la Vocazione di San Matteo di Caravaggio, dipinto tra il 1599 e il 1600 e conservato nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, ne è un esempio lampante.
Matteo, noto anche come Levi, prima di divenire apostolo di Gesù era un pubblicano, ossia un esattore delle tasse dell’epoca romana, motivo per cui oggi è definito il patrono di coloro che svolgono attività in ambiti economico e amministrativo, quali commercalisti, ragionieri, contabili ecc. Egli è anche il patrono dei pescatori, ragion per cui è spesso raffigurato con delle triglie d’argento tra le mani.

 

 

La Storia
La storia che gravita intorno al patronato di San Matteo è tanto semplice quanto curiosa.
La leggenda vuole infatti che egli salvò la città da un’invasione di pirati saraceni nel lontano 1544: avendo percepito il pericolo imminente i salernitani cercarono riparo nell’attuale cattedrale eretta in onore del Santo (il cosiddetto Duomo di Salerno), pregandolo di intervenire. Fu in quel momento che il cielo si oscurò e una terribile tempesta disperse le navi in mare.
San Matteo è venerato anche a Marina di Casal Velino, sempre in provincia di Salerno, dove le reliquie risiedevano per circa 400 anni, nella cappella a lui dedicata.

 

 

La festa
In realtà, come i più informati sanno, la celebrazione di San Matteo avviene in tre giornate, ognuna molto distante dall’altra: si parte il 21 agosto con “l’alzata del panno”, momento in cui viene scoperto un quadro su tela raffigurante il protettore, con la scritta ai piedi “Salerno è mia e io la difendo”.
La festa vera e propria però si ha proprio il 21 settembre, dopo che il giorno prima è stata indetta una messa in suo onore: questo è un giorno non solo religioso, bensì è un’occasione per i salernitani di riunirsi e di passare una serata tutti insieme; è la festa dei salernitani, prima di essere la festa di San Matteo!
La celebrazione è caratterizzata da una processione, durante la quale la statua del protettore viene trasportata per le strade del centro storico di Salerno, affiancato dalle “sorelle di Matteo”, ossia Caio, Antes e Fortunato. Tra le varie tappe del percorso ricordiamo le principali, vale a dire via Roma, corso Vittorio Emanuele e via Mercanti, passando per il palazzo della Provincia dove la statua viene rivolta verso il mare per la consueta benedizione, per poi risalire alla fine al Duomo.
Come già accennato le strade di Salerno diventano un vero e proprio paese dei balocchi: caratteristiche sono le giostre in piazza della Concordia e le bancarelle di dolciumi lungo il litorale e della specialità della festa, della quale si parlerà più avanti.
La cerimonia termina con il rituale spettacolo pirotecnico, momento atteso da tutti i salernitani durante il quale, passate le ore 23, si può assistere ad un lunghissimo ed emozionante lancio di fuochi d’artificio di ogni tipo.
L’ultima giornata effettiva della commemorazione è il 6 maggio, giorno in cui venivano trasferite le reliquie a Salerno, tradizione che però è andata svanendo nel tempo.

 

La specialità gastronomica: la meveza mbuttunata
Come già accennato pocanzi, anche questa festa ha la sua tradizione culinaria.
Il piatto prelibato della festività di San Matteo è la milza imbottita, volgarmente chiamata meveza mbuttunata, piatto tanto complesso quanto gustoso diventato l’emblema del 21 settembre salernitano.
Le radici di questo piatto in realtà sono di origine molto “povera”, in quanto la milza nell’antichità veniva utilizzata come unico strumento di baratto, col quale i macellai erano soliti pagare i contadini.
La preparazione della milza imbottita è agevolata dall’aromatizzazione di aceto o vino, i quali vengono assorbiti dalla milza per semplificare la cottura. Essa inoltre viene condita con aglio e prezzemolo per farle acquisire più sapore.
Esistono in verità varie ricette e varie modalità di preparazione della meveza mbuttunata, ma una cosa è certa: essa accomuna tutti i salernitani e li rende tutti più uniti, non solo a San Matteo, ma anche durante l’anno.

 

 

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Cosa visitare in un giorno a Salerno: mordi e fuggi tra le bellezze salernitane

Capita che per mancanza di tempo, spesso per motivi di lavoro, oppure, se in vacanza, per troppo poco tempo di soggiorno, molte volte si è costretti a voler visitare una città in troppo poco tempo: un veloce giro turistico o semplicemente una passeggiata di piacere, per cui ci si ritrova a prendere in considerazione solo i punti principali del posto… Questa guida vi accompagnerà alla scoperta del capoluogo campano senza dilungarvi troppo nel tempo!

Andiamo con ordine: immaginiamo di giungere alle 8 di mattina di una bella domenica soleggiata di primavera alla stazione centrale di Salerno, cosa ci suggerirebbe di fare il bel tempo? Una passeggiata vicino al mare, ovvio! Appena usciti dalla stazione basterà andare dritto, per circa 300 metri, per sbucare direttamente su piazza della Concordia, punto di partenza del lungomare Trieste e sede del porto turistico Masuccio Salernitano (porticciolo da cui partono i traghetti per raggiungere le mete di Amalfi, Positano e Capri). Da qui la camminata viene da sé, le gambe vi condurranno lungo tutto il marciapiede costeggiato alla vostra sinistra dal mare e alla vostra destra dalle ombreggianti palme sotto le quali è possibile sostare se il sole picchia troppo.

Il litorale è lungo circa un chilometro e mezzo, lungo il quale potrete ammirare lo storico bar costruito sugli scogli Embarcadero, ora in fase di ristrutturazione, o fermarvi a mangiare una delle famose brioche col gelato dell’altrettanto gelateria d’epoca Bar Nettuno, o semplicemente proseguire l’iter che termina nella rinomata spiaggia di Santa Teresa, rinnovata e rimodernata completamente da pochi anni e soprannominata dagli abitanti del posto “Salifornia Beach” per via dei suoi richiami californiani.

Salendo sulla destra, e sorvolando quindi il teatro Augusteo e il teatro Verdi, affiancato dalla villetta comunale, raggiungiamo quello che si può definire il “cuore” di Salerno: addentrandoci per uno qualsiasi dei vicoletti subito di fronte al teatro giungiamo a piazza sedile di Campo, comunemente conosciuta come Largo Campo, luogo di ritrovo dei giovani della movida salernitana e punto natio di altri antichi locali, come l’Antica Birreria o la paninoteca Sant’Andrea; proseguendo quindi sempre di fronte ci introduciamo nella prima parte della strada commerciale per eccellenza, denominata appunto Via dei Mercanti, costellata di numerosi negozi ed attività commerciali di ogni genere.

In un punto preciso di via Mercanti ci troveremo in prossimità di un incrocio: se decidiamo di salire a sinistra ci troveremo di fronte al monumento più importante di Salerno, il Duomo, luogo che necessita assolutamente di essere visitato per la bellezza del suo antro, e che ospita la tomba del patrono della città, San Matteo; proseguendo la salita, sulla sinistra, arriveremo al complesso di Santa Sofia, un ex convento benedettino affidato all’organizzazione di eventi e mostre.

Se proseguiamo per questa strada, sempre in salita, con l’aiuto di una rampa di scale situata nei dintorni, arriveremo a uno dei punti più panoramici della provincia: il Rione Canalone, che ospita il convento di San Nicola della Palma e gli acquedotti del Cernicchiara, e dal quale è possibile fotografare un quadro mozzafiato di tutto il golfo salernitano.

Tornando indietro fino al convento di Santa Sofia, se saliamo per via Trotula de Ruggiero, subito a destra del monastero, arriveremo ad un’altra meta molto ambita dai turisti: trattasi del Giardino della Minerva, un suggestivo orto botanico che ritrova le sue origini nel lontano medioevo, periodo in cui il giardino era adibito allo studio delle piante da parte degli allievi della Scuola Medica Salernitana. Il giardino ospita variegate specie botaniche, anche le più rare, per cui per pochissimi euro si può godere della natura e dei suoi benefici a 360 gradi.

Il percorso turistico di un giorno, o come lo chiamerebbero gli inglesi il one-day travel, termina con una passeggiata accompagnata da un po’ di shopping terapeutico sul corso Vittorio Emanuele, che ha inizio da piazza Portanova (dove ogni anno in occasione delle Luci d’Artista viene innalzato il famoso albero di Natale luminoso), e termina col nostro punto di partenza, la stazione ferroviaria.

Se proprio non amate la vita spendacciona, ma anzi preferite “spendere” il vostro tempo nella cultura e nell’avventura, e siete in possesso di mezzo proprio, un’ultima tappa, ma non per importanza, assolutamente da visitare, va ritrovata nel maestoso edificio che sovrasta tutta la città: il magnifico Castello di Arechi, raggiungibile dal rione Canalone, che affonda le sue radici nel VI secolo a.C., e che è la destinazione prediletta dagli amanti della fotografia panoramica, o semplicemente per le coppie più romantiche; dal castello medievale infatti si può scorgere tutta la costiera amalfitana, e una punta di quella cilentana, grazie alla sua posizione dominante in cima al monte Bonadies. È il posto perfetto per organizzare vari convegni ed eventi, come ricevimenti matrimoniali, oppure semplicemente per osservare il sole che affonda nell’orizzonte al tramonto.

Insomma, anche se siete solo di passaggio, vi concediamo una visita mordi e fuggi a patto che sia semplicemente la vostra prima esperienza nel capoluogo salernitano. Tornarci è d’obbligo!

Da vedere a Salerno: Forte la Carnale, detta anche la Polveriera

Il Forte La Carnale di Salerno è una torre cavallaria edificata sulla costa, nei pressi della foce del fiume Irno. Tale roccaforte fu realizzata nella seconda metà del cinquecento e fu realizzata allo scopo di difendere la città dalle incursioni saracene. Il Forte La Carnale fu costruito dall’imprenditore Andrea Di Gaeta di Coperchia ed originariamente sorgeva direttamente sul mare. Si trova a poche centinaia di metri dalla foce del fiume Irno ed è relazionata come sistema difensivo con le “Torri costiere” di Angellara, Torrione e Vietri. La struttura della Carnale è a pianta quadrata con merlature e presenta, nella parte superiore, un torrino per l’alloggio dei soldati. Il suo nome deriva da una battaglia Longobardi e Saraceni avvenuta intorno al 872, attorno al promontorio su cui sorge il forte e che si risolse in una strage di questi ultimi: “una Carnale (carnaio)” appunto. L’edificio viene chiamato anche “la Polveriera”, giacché nell’Ottocento era adibito dai Borbone a deposito militare di munizioni. Il forte La Carnale fu teatro della strenua difesa di Salerno da parte del cosiddetto “Masaniello salernitano”, Ippolito di Pastina, ribellatosi contro i soprusi degli Spagnoli nel Seicento: Ippolito scelse di dislocare il “Comando Popolare” della sua rivolta nell’antico forte La Carnale nel 1647 per quasi un anno.

Successivamente il Forte La Carnale divenne una munita fortezza borbonica nel 1828, e se ne servì come osservatorio di manovre militari Francesco I. Dopo l’Unità d’Italia e fino al 1924 fu adibito a deposito di munizioni. Nella seconda guerra mondiale fu rinforzato con “bunker” e subì molti danni durante lo sbarco di Salerno nel settembre 1943. E’ stato completamente ristrutturato negli anni ottanta con due livelli provvisti di saloni per mostre ed esposizioni culturali, belvedere e locali di ristoro dotati di ascensore panoramico, si tengono concerti e riunioni di varia natura. Dalla sua terrazza, nelle giornate di bel tempo e con ottima visibilità, è possibile ammirare un panorama molto vasto che va dalla costiera amalfitana a quella cilentana. Infine, il Forte, dopo la crescita urbana di Salerno negli anni cinquanta, ha avuto una piccola area verde al livello stradale sul lato lungomare. Tale area era diventata degradata negli anni novanta, successivamente tale area è stata riqualificata dall’Amministrazione Comunale di Salerno.

Alla scoperta del complesso monumentale di Santa Sofia

Il complesso monumentale di Santa Sofia, situato a Salerno in piazza Abate Conforti, è stato realizzato alla fine del X secolo quale primo monastero dell’Ordine Benedettino dedicato a Santa Sofia. La chiesa fu costruita dai Gesuiti agli inizi del XVII secolo e, fino al 1868, fu intitolata al Salvatore. Questo luogo di culto fu costruito sui resti di un’antica chiesa edificata intorno all’anno 853 dal vescovo Bernardo in onore “Domini et Salvatoris” e su un complesso di case e giardini mentre, per la costruzione della Piazza Abate Conforti, fu necessario l’abbattimento di un’altra chiesa intitolata a San Grammazio. I lavori di costruzione durarono molto a lungo, la cupola fu completata solamente nel 1716. Ridotta ad un cumulo di rovine in seguito alle soppressioni napoleoniche la chiesa fu completamente restaurata in stile neoclassico dall’arcivescovo Marino Paglia nel 1850 per poi essere restituita ai Gesuiti che la tennero fino al 1860. Nel 1868 fu affidata alla confraternita laicale della Santissima Addolorata che è l’attuale proprietaria. Per quanto concerne invece il monastero fu fondato nell’XI secolo dal conte Guaiferio e nel 1100 divenne di proprietà della Badia di Cava dei Tirreni. Nel 1309 divenne sede delle monache benedettine provenienti dal monastero di San Liberatore, che vi rimasero fino al 1589, anno in cui si trasferirono nel monastero di San Giorgio. In seguito il monastero passò ai gesuiti che vi rimasero fino al 1778 quando fu ceduto ai padri carmelitani dal Papa Clemente IX. Successivamente in seguito ad un decreto napoleonico il monastero fu soppresso divenendo prima sede del Tribunale Civile e poi nel 1938 scuola statale. Il complesso è attualmente utilizzato quale sede per la realizzazione di eventi, mostre e manifestazioni. Ha ospitato mostre di pittori e personalità di rilievo internazionale.

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