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Iniziativa pubblicitaria: Il Bagnante Pazzo

Il personaggio del mese di Giugno è…. IL BAGNANTE PAZZO!
Dopo aver temuto che l’estate non arrivasse, ecco il bagnante assetato di sole e di mare, pronto a curiosare nelle attività aderenti di Pontecagnano Faiano, Salerno, Bellizzi e paesi limitrofi. Chi lo ospiterà? Per chi volesse saperne di più, può seguire le avventure del Turista Curioso, personaggio del mese di Maggio… Info e dettagli: 3472907980 (WhatsApp); Tel. 3519028073!

Sta per arrivare in Città, il Turista Curioso

Sta per arrivare in Città, un simpatico turista, che dominato dalla sua curiosità, farà visita nelle attività che cattureranno la sua attenzione….

Pubblicheremo le fotografie del suo itinerario qui e sui social network…

Stay tuned…

Tanti auguri di buona Pasqua!

Dall’uovo di Pasqua

Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: ‘Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio’.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
‘Viva la pace,
abbasso la guerra’.

Gianni Rodari

Viaggio nei borghi storici: Teggiano

Nel nostro viaggio attraverso i borghi storici della provincia salernitana, troviamo Teggiano, un centro antico di poco più di  8 mila abitanti, una vera e propria roccaforte che racchiude ancora i segni di un passato lontano attraverso il suo centro storico.

E’ a partire dall’epoca medievale che il borgo, vede la costruzione del castello che diverrà dimora della potente famiglia dei Sanseverino. L’allora principe di Salerno e dello Stato di Diano, Antonello San Severino, mosse quella che storicamente viene definita la congiura dei baroni ovvero una sorta di sommossa fiscale contro il re di Napoli, Federico d’Aragona che si concluderà con un accordo di tregua tra le parti nel 1847. Diano, come si chiamava anticamente, era cinta di alte mura con 25 torri di guardia e quattro porte di accesso, capace di resistere all’assedio del re di Napoli Ferdinando d’Aragona per tre mesi.

Ma cosa si può vedere ancora oggi a Teggiano?

Chiesa – Convento di San Francesco

La costruzione della Chiesa e dell’annesso Convento risale ai primissimi anni del XIV secolo, come attesta l’iscrizione posta sull’architrave del portale ,datato 1307. Il Convento è considerato, verso il 1340, appartenente alla custodia di Principatus dell’Ordine dei frati Minori Conventuali di San Francesco. Il Convento verrà soppresso con le leggi napoleoniche nel 1808.

La pianta segue uno schema “a fienile”, molto diffuso nelle costruzioni dell’Ordine in area meridionale: ad aula rettangolare, coperta da tetto a capanna con l’abside a pianta quadrata un tempo coronata da volta a crociera. Nel 1745 un controsoffitto, dipinto dal De Martino , nascose le capriate, e le monofore poste in alto alle pareti laterali. Di notevole interesse gli affreschi: Scene della vita di San Francesco, eseguiti da ignoto maestro nella prima metà del XIV secolo e Santi Francescani con San Michele Arcangelo, della seconda metà del XV secolo. Preziosi anche gli stalli del coro cinquecentesco e il chiostro con il pozzo centrale.

Il Castello dei Principi Sanseverino

Sorto in epoca normanna in seguito al processo di incastellamento degli antichi abitati in atti in tutta Europa, il Castello di Teggiano è fra i più importanti dell’Italia meridionale. Nei primi anni del Quattrocento, quando Diano era stata incamerata nel demanio regio per la cacciata dei suoi feudatari, i Sanseverino, conti di Marsico, il Re di Napoli Ladislao di Durazzo dispose un primo restauro del Castello, ordinando che alle spese occorrenti contribuissero tutti i paesi del Vallo di Diano. Un altro restauro è documentato nel 1417, disposto questa volta dai Sanseverino, ai quali si deve perciò l’ampliamento della costruzione che fece assumere al Castello quell’aspetto monumentale che notiamo ancora oggi.

Il Castello è citato nella storia del Regno di Napoli per due fatti memorabili avvenuti in esso:

– la Congiura dei Baroni contro il Re Ferdinando I° d’Aragona.
Nel 1485, sotto la guida del Principe Antonello Sanseverino, i Baroni della zona, stanchi di contribuire in maniera sempre crescente alle spese militari del Re, si ribellarono riunendosi a Diano.

– l’Assedio di Diano del 1497.
Nel secondo decennio il Castello fu restaurato da un altro dei suoi proprietari : il Marchese Giovanni Villani. Tale restauro è ricordato da una lapide posta all’ingresso principale. Al 1660 circa risale una descrizione fatta da uno storico teggianese, padre Luca Mannelli, il quale dice che la costruzione è circondata da “profondo e largo fosso sì che vi s’entra per due ponti, uno dei quali più vicino alla porta, nell’occorrenza si alza la notte. La fabbrica è molto larga e soda, con otto grandi torri, una delle quali è il maschio dell’antica fortezza di Ladislao, rinchiuso, mentre un’altra chiamata torre della lumaca, alta il doppio delle altre per iscoprire il nemico”. Il Mannelli dice infine che il Castello di Diano è giudicato “inespugnabile“.

Chiesa di Sant’Antuono

Antichissima chiesetta, eretta forse prima del XI secolo, è situata sul lato nord del centro storico, poco distante dalle mura del Castello. L’esterno modesto nelle sue linee strutturali, presenta il campanile incorporato nello spessore della facciata: sul lato destro è posto sul portale di accesso con l’architrave decorato da un delicato intreccio arboreo.

L’interno segue uno schema basilicale: una navata principale, di modeste dimensioni, affiancata un tempo da due navatelle divise da un ridotto colonnato. Una parte della navatella di destra fu demolita, nel 1958, per far posto alla strada.

In recenti lavori di restauro sono emersi sulle pareti interne un importantissimo ciclo di affreschi medioevali.

Museo delle Erbe

Il Museo delle Erbe con Viridarium, inaugurato nel giugno del ’99, già rappresenta il punto di riferimento di numerose categorie sociali dai professionisti agli studenti, ai contadini, agli artigiani, alle massaie, ai ricercatori, agli studiosi, ai curiosi della Provincia di Salerno e della Regione Campania.

Situato in pieno centro storico accanto all’antico Convento della SS. Pietà, si sviluppa in diverse sezioni:

  • – Etnobotanica (l’antica spezieria medievale, la medicina popolare, le erbe nell’uso domestico, le piante ed i legni dell’artigianato, le erbe della magia);
  • – Medicine naturali, preparazioni farmaceutiche ed erboristeria;
  • – Banca semi ed antico germoplasma delle zone interne della Provincia di Salerno.
  • – Erbario naturale, classificazioni e carte floristiche;
  • – Micologia;
  • – Monitoraggio sulle emergenze floristiche del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano;
  • – Le erbe, la didattica ed il mondo della scuola.

Chiesa – Convento della SS. Pietà

Il complesso, sorto in epoca trecentesca, come convento benedettino maschile, fu trasformato da Antonello Sanseverino, Principe di Salerno e Signore di Diano, dopo il 1475, in convento dei frati Minori Osservanti di San Francesco. Nella stessa epoca fu arricchito di opere d’arte. La chiesa presenta, all’esterno, un bellissimo portico rinascimentale con tre archi poggiati su artistici capitelli attribuiti a Francesco da Sicignano e uno splendido portale in pietra (1476) con al centro, nella lunetta, una scultura raffigurante la “Pietà” e un portone ligneo scolpito e dipinto della stessa epoca. All’interno una grande navata con, sul lato sinistro, con archi a vela poggiati su basse e robuste colonne in pietra, una navatella laterale su cui si affacciano due cappelle, accoglie affreschi del XIV e XV secolo, tavole dipinte e statue del XV secolo e, nell’abside, un bel coro ligneo con gli schienali su cui sono dipinte le immagini dei Santi e, al di sopra, su un palchetto, il gruppo ” del Compianto ” una serie di sei statue lignee policrome (1505) attribuite a Giovanni da Nola e raffiguranti la deposizione con il Cristo morto, l’Addolorata, San Giovanni Battista, la Maddalena, Roberto e Antonello Sanseverino. All’interno del Convento vi è il grande chiostro con colonne in pietra lavorata e affreschi sulle vele e le lunette del XIV e XV secolo. Nel refettorio si conserva l’ “Andata al Calvario” un grande affresco del 1476.

Chiesa di San Martino

Di epoca rinascimentale, quindi posteriore alle altre chiese di Teggiano, S. Martino ha subito nel corso dei secoli numerosi restauri; non ultimo quello successivo all’incendio del 1820, opera di Giovanni Carrano. La pianta è basilicale, a tre navate separate da colonne monolitiche in pietra, senza transetto; dal presbiterio si accede all’abside, poligonale voltato a vela, attraverso un arco trionfale a tutto sesto poggiante su solidi pilastri. L’accesso all’interno è dato attraverso un porticato a tre arcate a tutto sesto poggianti su colonne lisce; le volte sono a crociera.

Il portale principale, affiancato da due porte minori, pur non recando iscritta alcuna data, presenta forme decorative di epoca tardo-settecentesca; è formato da due pilastri poggianti su un piedistallo, ornati da due scudi gentilizi e sormontati da un architrave con fregio. Le notizie storiche indicano S. Martino come parrocchia fino al 1940.

Museo Diocesano San Pietro

Il Museo Diocesano San Pietro, riallestito nell’anno 2007, è alloggiato nella dimessa chiesa di San Pietro, costruita nel XIII secolo, nel luogo dove, probabilmente nell’età romana sorgeva un tempio dedicato aldio Esculapio.

Chiesa – Convento di Sant’Agostino

Fatta costruire come chiesa dell’annesso convento dei frati agostiniani, ha un portale d’ingresso su cui figura incisa la data 1370 e presenta uno schema iconografico ad aula, chiusa da un coro un tempo poligonale. Più volte restaurata, la chiesa, fatta eccezione per il portale, non presenta testimonianze medioevali. Del convento adiacente, sorto anch’esso nella seconda metà del XIV sec., è ben conservato il chiostro, decorato nelle volte da un ciclo di affreschi attribuiti al XVII sec., raffiguranti la vita di Sant’Agostino. Nell’interno della chiesa vi sono una grande statua di S. Agostino e due altari in pietra locale : l’altare maggiore e quello della Madonna del Buonconsiglio. Molto importante è una tela raffigurante il supplizio di Santa Margherita.

Museo degli usi e delle tradizioni del Vallo di Diano

Il piccolo museo di Teggiano è uno scrigno di reperti, mantenuti vivi nella loro funzione originaria, dall’antico telaio per tessere la tela, tuttora funzionante e con la tela avviata, alla gromola per la canapa , ai dipanatoi, ai filatoi, agli aratri per buoi e per cavalli, alle lucerne, agli attrezzi per falciare, mietere, trebbiare, setacciare, lavorare il legno e per compiere tutte le funzioni che la vita contadina del luogo richiedeva. Vi è anche un antico letto in ferro battuto, un cassone – armadio per granaglie e farina, trappole per topi molto antiche, vasi di ceramica e terracotta antichi, forbici per tosare le pecore, finimenti di cuoio e fotografie, tante antiche immagini, coi rudi progenitori in posa, nel loro portamento contegnoso e un poco forzato, nei panni semplici della povera gente di allora. E poi ci sono i ritratti, di chi stava bene, dei signori, coi vestiti di panno più leggero, delle donne giovani e delle bambine, timidamente civettuole. Completano la raccolta oggetti, musiche, costumi e soprattutto la documentazione sui cicli di lavoro che esistono ancora oggi, come, ad esempio, la trasformazione del latte, la produzione del pane, vino, olio, e la coltivazione del lino, della canapa, della lana.

Chiesa di San Michele Arcangelo

È tra le chiese più antiche di Teggiano e si presenta all’esterno con il caratteristico portico di piccole dimensioni disposto non sulla facciata, bensì sul lato lungo. Di antica data sono sia il campanile che il grande abside. Il presbiterio è rialzato, evidenziando maggiormente la presenza della CRIPTA, che è la parte più antica dell’intera costruzione. Interessanti sono i quattro rozzi e duri rilievi, colmi però di efficace espressione, raffiguranti i simboli degli “Evangelisti”, databili intorno al 1270 e attribuiti a MELCHIORRE DI MONTALBANO. Di notevole pregio artistico gli affreschi della cripta: sulla parete sinistra troviamo una Madonna in trono tra San Giovanni Battista e S. Venera, un vero documento storico databile al primo decennio del XV secolo. Sulle altre pareti affreschi e frammenti di essi raffiguranti ancora Santa Venera e altri Santi risalenti al XIII secolo.

Chiesa della SS. Annunziata

Chiesa angioina eretta nel XIV secolo, sorge nei pressi dell’antica porta omonima. L’ampia scalinata precede un portico con arcate a tutto sesto, rette da alte colonne monolitiche. Il portale è datato 1504. L’interno si presenta a unica navata con, sulla destra, una navatella laterale delimitata da forti e basse colonne sormontate da capitelli larghi e schiacciati, decorati a fogliame e di gusto romanico, su cui scaricano tre archi e delle volte a vela che presentano affreschi rinascimentali.

Di notevole interesse artistico la grande, cinquecentesca pala dell’altare maggiore sulla quale nella cuspide è riprodotto il Martirio di S. Margherita, nel riquadro centrale l’Annunciazione, con a destra San Giuseppe e a sinistra San Giovanni Battista.

Pregevole anche una tavola dipinta del 500 che raffigura l’Annunciazione e che si trova sulla parete di destra dell’abside. Sul portale di ingresso una Annunciazione in terracotta.
La chiesa faceva parte dell’antico Convento dei Frati Celestini.

Chiesa di Sant’Andrea

Sul proseguimento dell’antico tracciato del decumano che porta alla Porta dell’Annunziata, sorge la Chiesa di Sant’Andrea. La tradizione lega la sua nascita ad un antico tempio pagano. L’esterno mostra dei resti di epoca romana, un capitello di cultura lucana e, sotto l’arco, due metope ed un’ara con testa di vitello e don ghirlande di fiori. L’interno è caratterizzato da un impianto centrale ad unico vano coperto da una volta a vela.

Di notevole interesse artistico sono due tavole:
– Madonna con bambino in trono tra i SS. Nicola di Bari e Antonio da Padova, datata 1499, attribuita ad Angiolillo Arcuccio;
– Madonna delle grazie e i SS. Andrea Apostolo e Antonio da Padova, della prima metà del XVI secolo di Andrea Sabatini, detto Andrea da Salerno.

Il Seggio

Il loggiato che sorge all’incrocio del Cardo e del Decumano, dal 1450 è stato sede del Consiglio Comunale e vi si svolgevano, intorno ad un tavolo in pietra, le riunioni della Universitas medioevale.

Cattedrale di Santa Maria Maggiore

Sorta verso la fine del 1200, la chiesa ha subito nel corso dei secoli numerose trasformazioni. Nel Medio Evo l’ingresso principale era sulla piazza, preceduto da un porticato a tre archi, affiancato dal campanile, staccato, e con il Battistero di San Giovanni di fronte (questa struttura è tipica, basti pensare al duomo di Firenze o di Pisa).

Verso la metà del 1800 ci furono però tre avvenimenti importanti: il terremoto del 1858, la beatificazione di San Cono e l’essere diventata, Diano, sede di Diocesi. Nel realizzare i lavori dopo il terremoto, si colse l’occasione per ingrandire la chiesa, realizzando tutta la parte del transetto del presbiterio e della sacrestia, invertendo anche l’ingresso che dalla piazza fu spostato nel vicolo opposto.

Di pregevole fattura sono i due portali: quello principale ricco ed elaborato attribuito a Melchiorre nel XIII sec. e quello laterale del 1508.

(Fonte: Pro Loco di Teggiano)

Sabato appuntamento con la II edizione di Natale 3.0

Ai nastri di partenza per la II edizione di Natale 3.0, in programma sabato 15 dicembre a Pontecagnano Faiano. A partire dalle ore 16:00, da Piazza Risorgimento, Babbo Natale ed altri 4 personaggi natalizi, passeggeranno per la città, distribuendo un carnet con buoni sconto e promozioni delle attività aderenti e gadgets per i bambini. Sulla scia del successo di Ponteween, svoltasi lo scorso 31 ottobre, il format si ripete, sfruttando la tradizionale forma pubblicitaria abbinata alla comunicazione on line. Il carnet infatti sarà anche scaricabile attraverso whatsapp. E’ già attivo un gruppo dedicato all’iniziativa dove potersi iscrivere, inviando un messaggio al numero 3472907980. Sul sito web www.nataletrepuntozero.it è presente l’elenco delle attività aderenti con relative schede ed elenco dei servizi/prodotti offerti, gallery fotografica e geolocalizzazione. Promozioni e attività saranno anche diffuse e promosse sul web. Non mancheranno occasioni di scattare fotografie ed intrattenersi con Babbo Natale, grazie al Photobooth.

Entusiasta Angela Casale, titolare della web agency Ok Comunicare e ideatrice dell’iniziativa che afferma: “Sempre in prima linea, per favorire il commercio locale e lo shopping nei negozi di quartiere. Adesso più che mai, complice l’occasione natalizia, è necessario vivere la Città, approfittando delle offerte e degli sconti per l’acquisto dei regali. Ringrazio nuovamente i commercianti, i liberi professionisti e le associazioni che hanno scelto di darmi fiducia. Sono già in programma le successive iniziative, che si svolgeranno periodicamente. Il prossimo appuntamento è per il 4 gennaio con ‘Pronti, arriva la Befana!’, indiscussa protagonista la moglie di Babbo Natale, alla quale ci sembrava giusto dare lo stesso risalto”.

Sono ben 40 le attività aderenti: Alimentari Martucciello; Alla Reggia del Contadino; Andrea Martucciello Broker di Assicurazioni; Asd El Paso Doble, School Dance&Fitness; Associazione Giovanile Freedom; Cartoleria La Mina; Cavallaro Calzature; Centro Benessere Eden; Centro Cinofilo del Tirreno; Centro Ippico F.M. Team Horses; Costiera da Vivere; Detersivi Casalinghi Cannoniero; Detersivi Casalinghi Risi Franco; Dogwalker Claudia; Erboristeria Bellebora; Fasulo Pet Food; Givova di Maria Primicerio; Golden Goal; HD Fitness; Hotel Europa; Idea Clima; Intimo Giannattasio; I Piaceri della Carne; Jenny’s Bar; Juan O’Barbier; Marcello Massa, Medico Veterinario Esperto in Comportamento; New Tecnopicentia; Nicenter; Ok Comunicare; Ottica MG; Parafarmacia Cafaro; Parrucchiere per Donna, Enzo D’Amato; Pennasilico Car Service; PhotoPROgram; Pub Inspire; Salerno da Vivere; Salerno Energia Vendite; Studio di Podologia Di Palma-Ferrara; Subbuteo Lab Italia; Woodstock Immobiliare.

Ponteween: oggi dalle 17:00 a Pontecagnano Faiano

 

Si terrà il 31 ottobre a partire dalle ore 17:00 a Pontecagnano Faiano, Ponteween. L’iniziativa, ideata dall’agenzia di comunicazione Ok Comunicare, nasce per promuovere il commercio locale, coinvolgendo la popolazione con la distribuzione di volantini contenenti offerte commerciali e gadgets.

Protagonisti dell’evento, il pubblico che potrà anche utilizzare il Photobooth per scattare foto con i personaggi vestiti a tema, che concluderanno la serata in pizzeria. Durante il pomeriggio saranno effettuate anche dirette Live su Facebook e riprese video. Oltre alla possibilità di seguire la pagina Facebook e richiedere l’iscrizione al gruppo, sarà possibile richiedere l’iscrizione al gruppo whatsapp inerente, inviando direttamente un messaggio al numero 3472907980.

L’obiettivo dell’iniziativa è quella di coniugare pubblicità tradizionale e virtuale, sulla scia di Natale 3.0, la cui seconda edizione si terrà il 20 dicembre prossimo.

Sono più di 20, tra esercenti, associazioni e liberi professionisti, ad aver sposato l’idea aderendo all’iniziativa. Ponteween è solo una delle iniziative, messe in campo per stimolare la voglia di vivere il proprio territorio, rivolgendosi ai negozi di quartiere, usufruendo dell’offerta culturale del territorio, scegliendo di trascorrere il proprio tempo libero in città: dalla colazione all’aperitivo, dallo shopping allo sport. Diverse le categorie merceologiche alle quali appartengono le attività che hanno deciso di promuoversi.

Soddisfatta di questa prima fase l’organizzatrice Angela Casale, titolare dell’agenzia di comunicazione Ok Comunicare che afferma: “In questo momento storico, avere un’attività commerciale è una sfida quotidiana. L’offerta impellente tra i centri commerciali a noi vicini e gli acquisti on line, minano seriamente la sopravvivenza dei negozi di quartiere. Riscoprire il territorio, vivendolo e decidendo di investire dove si vive, dovrebbe essere un dovere. L’offerta locale è valida e invito a quanti non partecipano attivamente, a provare almeno una volta a soddisfare le proprie esigenze senza recarsi altrove. Ponteween è una sfida, che intendo vincere insieme a quanti mi stanno sostenendo nell’organizzazione e a chi ha deciso di crederci. La soddisfazione dei clienti è da sempre una mia priorità. L’appuntamento dopo il 31 pomeriggio è per il 20 dicembre con la seconda edizione di Natale 3.0”.

Hanno aderito all’iniziativa: Alimentari Martucciello da Peppino; Andrea Martucciello, Broker di Assicurazioni; Associazione Culturale Insieme, Bellizzi; Cavallaro Calzature; Cornici Artes; El Paso Doble, School Dance and Fitness; Enzo D’Amato, Parrucchiere per Donna; Fasulo Pet Food; Gieffe Building; Giocolandia; Golden Goal; HD Fitness; Jenny’s Bar; Intimo Giannattasio; Il Sogno di Vincenzo e Maria, Bed and Breakfast; I Piaceri della Carne; Juan O’ Barbier; Lucia Giuliano, Salerno Energia Vendite; Marcello Massa, Medico Veterinario Esperto in Comportamento; Playmatica; Pizzeria-Rosticceria, O’Mascalzon; Speciale Natale; Shopping a Pontecagnano Faiano, community; Woodstock, Consulenza Immobiliare.

Relax a Salerno e provincia: feste, sagre e spettacoli

L’estate si sa, è caratterizzata da eventi, feste e sagre. E anche chi non parte in ferie, desidera rilassarsi alla ricerca di frescura, divertimento, buon cibo e bella compagnia. Per chi vive e soggiorna Salerno in questo periodo, sono tante le occasioni di svago e le feste che si tengono. Ecco un elenco:

– Ravello Festival – Ravello (Dal 30 Giugno al 25 Agosto 2018)

– Festival della cipolla di Vatolla (Dal 14 Luglio al 26 Agosto 2018)

– Estate ad Amalfi (Dal 13 Luglio al 1 Settembre 2018)

– A’ Chiena di Campagna (Dal 15 Luglio al 17 Agosto 2018)

– Sagra do’ Sciusciello – Pellezzano (Dal 10 al 16 Agosto 2018)

– Festa dell’arcobaleno – Montesano sulla Marcellana (Dal 12 al 15 Agosto)

– Vasci, portuni e pertose – Ostigliano (Dal 10 al 15 Agosto 2018)

– Sagra della parmigiana – Castelnuovo Cilento (Da 14 al 18 Agosto 2018)

– Sagra del fusillo – Felitto (Dall’11 al 21 Agosto 2018)

– Festival dell’aspide – Roccadaspide (Dal 10 al 12 Agosto 2018)

– Sagra del Mangione – Baronissi (Dal 10 al 14 Agosto 2018)

– Banchetto della sposa – Piaggine (Dal 19 al 21 Agosto 2018)

– Festa del pane e della cività contadina – Trentinara (Dal 16 al 20 Agosto 2018)

– Sagra di montestella – Omignano (Dal 15 al 17 Agosto 2018)

– Sotto le stelle del Cilento – Acciaroli (18 Agosto 2018)

– Vicoli in vino a Castellabate (Dal 20 al 24 Agosto 2018)

– Festa della birra – Sant’Egidio Monte Albino (Dal 23 al 26 Agosto 2018)

– Festa della zizzona di Battipaglia (Dal 24 al 26 Agosto 2018)

Non solo feste e sagre ma anche mostre ed itinerari:

– Venerdì dei depositi – Paestum (Da Marzo ad Agosto 2018)

– Torrentismo alle gole del Calore (Dall’11 Agosto al 9 Settembre)

– Trekking alla Costa degli Infreschi (15 – 22 e 29 Agosto)

– Palinuro di notte: kayak e cena sotto le stelle (16 – 23 e 30 agosto)

– Palinuro – Pisciotta in mountain Bike (14 – 21 e 28 Agosto 2018)
Buone ferie da Salerno da Vivere e dalle attività aderenti:

 

Altavilla Silentina…una storia che parte da lontano.

Fin dal tempo degli Enotri, in pratica dal neolitico, si ebbero tracce di primi insediamenti sul territorio ma è con i Lucani che furono costruiti i primi villaggi fortificati che si estendevano verso il fiume Calore. Alla contrada Portiello vi era un piccolo porto per l’attracco delle imbarcazioni. I molti sarcofaghi e monete antiche, trovate nelle varie contrade del territorio altavillese, monete greche, arabe, romane ci fanno pensare che Altavilla sia antichissima e che sia esistita sotto altro nome. Probabile che la sua origine derivi dall’antica Carilla menzionata come Silio Italico. Carilla pare che si estendesse nella contrada Feo o Falagato, dove si fece strage di un popolo lungo le rive del Calore , e che comunicasse col mare attraverso la via fluviale del Calore e del Sele ed avesse il suo porto dedicato al Dio Alburno.

Il ritrovamento di numerose tombe romane.

Siccome negli ultimi anni sono state ritrovate molte tombe sparse, alcune delle quali risalenti al tempo dei Romani , sta affiorando l’idea che Carilla poteva anche essere un’insieme di villaggi sparsi. Carillia dovette subire anche l’influenza dei greci dai quali prese usi e costumi, come testimoniano oggetti ed armi rinvenute. Alleata dei Tarantini,subì una sconfitta nei pressi dell’antico posto denominato Aurielli, quando erano consoli Druso e Carina (presumibilmente nell’anno 278 a.C). Fu coinvolta nelle guerre puniche dove subì l’ira del cartaginese Annibale, che la rase al suolo il 208 a.C. Per sedare i contrasti tra pastori ed agricoltori , nel 183 a.C. , dovette intervenire il pretore L. Postumio. Spartaco , ribelle a Roma, venne in questi luoghi coi suoi gladiatori ; secondo la tradizione orale, una parte dei ribelli fu massacrata dai legionari di Crasso, in località Scanno. Augusto ed Adriano, coi loro rimaneggiamenti amministrativi, tentarono il miglioramento della zona. In seguito, l’impiego altrove degli schiavi, il regresso demografico e l’incalzare della malaria portarono all’abbandono del latifondo e le terre ritornarono incolte e selvagge. Nel tardo Medioevo si ebbe il primo insediamento urbano alla località S.Lorenzo.

Le continue scorrerie di Saraceni e Berberi ed ancora di più per la presenza della malaria costrinsero la popolazione ad abbandonare l’insediamento urbano, spostandosi sulla “Collina degli Ulivi”. Intanto i monaci Basiliani eressero la chiesa di S. Nicola , ora scomparsa , alla via Chianiello e intorno furono erette le prime case dell’attuale Centro Storico. Sul finire del secolo XI , con l’avvento Normanno , Altavilla ha un castello, la chiesa ed alcune case aventi come pareti le mura del paese. La tradizione vuole il paese eretto da Roberto il Guiscardo e il nome di Altavilla derivato da Hauteville , quale casato di detto signore ; non a caso Altavilla viene volgarmente detta “Hautavilla “. Il Catalogo dei Baroni informa che, dopo il 1140 Roberto Vosville (Bassavillanus), conte di Loritello ne teneva il possesso. Lorenzo Giustiniani ha scritto che con Roberto , Altavilla divenne una vera e propria fortezza a forma triangolare, con l’abitato circondato da spesse mura per una lunghezza di circa 1200 m , e da fossi, con tre porte d’accesso.

I Sanseverino: famiglia potentissima e signori di Capaccio e Altavilla.

Il conte Guglielmo Sanseverino , signore di Capaccio e Altavilla , vissuto nel turbinoso periodo del passaggio dalla dominazione normanna alla sveva, nel 1245 congiurò contro Federico II, che nell’aprile del 1246 assediò Altavilla e dopo aver sfondato al “Murorutto ” , la distrusse. Dalla distruzione venne risparmiata solo la “Badia Nullius” di S. Egidio. Inizialmente le mura avevano tre porte : Porta di Suso ; Porta Carina (Accarino) ; Porta S.Biagio; dopo la distruzione del 1246 fu aperta Porta Nova. Ogni porta aveva due torri cilindriche, delle quali una soltanto resta presso Porta di Suso, che con i bombardamenti del 1943, insieme alle torri laterali, fu parzialmente distrutta. All’eccidio dei Sanseverino si salvò , perchè non riconosciuto, Robero Sanseverino di nove anni. Questi cresciuto alla corte papale, venne, nel 1254, reintegrato dei beni che già erano stati della sua famiglia. Questo Roberto riedificò Altavilla a forma quadrilatera.

Dalla riedificazione ad oggi. 

Dal 1269 in poi le notizie, storiche, tratte dai registri angioini ed aragonesi, dai cedolari, dalla adoa, ma soprattutto dai quinternioni, ci permettono di stilare i casati dei feudatari di Altavilla, che furono: De Dordano, De Brussone, D’Angiò, Sanseverino, Durazzo, De Burio, Villamarino, De Cardona, Grimaldi, Patigno, Colonna, Spinelli e Solimena (Solimene). Tra i Feudatari benemeriti sono da annoverare:

– Martino De Dordano che nel 1277 ottenne dal re il privilegio di far mercato, in questa “Terra di Altavilla” , dal 10 al 14 agosto. Tradizione questa che ancora si tramanda col nome di “Fera r’austt” (fiera di Agosto).

– Carlo III di Durazzo, Guglielmo Sanseverino ed Isabella Villamarino gratificarono di molte concessioni Altavilla, come si legge negli Statuti Altavillesi.

– Beatrice Patigno, contessa molto amata e stimata, nel 1597, concesse al comune di Altavilla, un mutuo di 12.000 ducati.

– Giacomo Colonna, nel 1646, importò il bufalo e costruì il primo caseificio. A lui si deve la costruzione del primo mulino, nel 1668.

Nel Marzo del 1799, sessanta Altavillesi, si unirono alle forze del generale Schipani, che aveva assediato i Borboni di Gherardo Curcio, detto Shiarpa, nella fortezza della Castelluccia (oggi Castelcivita). Nel conflitto rimase ucciso Biagio Portanova, la cui testa infilata ad una picca, rimase sulle mura della Castelluccia, quale trofeo. Per l’arrivo delle forze borboniche del generale Fabrizio Ruffo , gli altavillesi ripiegarono asserragliandosi entro le mura assediate dallo Sciarpa. Gli arrestati furono trasportati a Salerno il 30 maggio 1800. Per le leggi dell’Eversione Feudale (1806) una parte dei terreni del marchese Solimene, del principe Doria, e di alcune famiglie benestanti (Vecchio, Perrotta ,Vecchio) vennero attribuite al comune di Altavilla, che, in data 10 settembre 1810, la sorteggiò a 293 famiglie di coloni. Molti aderirono al fascismo soprattutto per le numerose opere di bonifica iniziate, come la costruzione dei canali d’irrigazione e la costruzione di un acquedotto per acqua potabile con una fontana per ogni contrada della pianura. Tutto il territorio fu interessato da numerosi bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. I primi bombardamenti su Altavilla si verificarono la sera del 10 settembre 1943, quando arrivarono le truppe tedesche motorizzate. La sera dell’11 settembre gli americani già si trovavano in paese.

Nella notte tra il 13 ed il 14 , una compagnia di SS Tedesche,assaltò un comando americano insediatosi nel Castello dove avvenne un combattimento corpo a corpo che durò alcune ore. La mattina del 14, Altavilla era di nuovo in mano ai Tedeschi.

Il 17 settembre gli Americani avevano definitivamente occupato tutto il circondario. Un cimitero provvisorio, per i caduti Americani fu allestito in località Biancofiore. Le vittime Tedesche furono seppellite dagli Altavillesi, reclutati con la minaccia delle armi da reparti americani. Nell’immediato dopoguerra c’è stata la Riforma Fondiaria che ha dato un podere a numerose famiglie. Nel maggio 1970 gli altavillesi festeggiarono il completamento dell’acquedotto. Negli anni 50-70 si è sviluppata molto l’agricoltura con la produzione di melloni, tabacco, cetrioli e pomodori, ma i terreni col tempo si sono impoveriti per l’inadeguata rotazione delle colture e per la coltivazione praticata in modo intensivo, Attualmente la coltivazione prevalente è quella a foraggio e di conseguenza sono sorti molti allevamenti bovini e bufalini e dei caseifici che hanno acquistato risonanza nazionale.

Fonte.: Scritti e documenti “Divenuta”

 

Il 21 dicembre Pontecagnano si tinge di blu con la Notte Blu

Artisti di strada, circensi, dj set, acrobati e tanto altro… lasciati trasportare dal blu e vieni a trascorrere la notte più magica dell’anno con noi.


“Ma il cielo è sempre più blu…” così nel 1975 cantava Rino Gaetano. Provate a chiedere alle persone attorno a voi qual è il loro colore preferito, la maggior parte di loro dirà BLU; perchè gran parte del Mondo è blu, il cielo che ci sovrasta, il mare che delimita le nostre terre. Ma il BLU non è solo tutto questo, anche Pontecagnano Faiano si veste di Blu. L’Amministrazione comunale e i commercianti organizzano “LA NOTTE BLU”, che si svolgerà il 21 dicembre 2017 dalle ore 18:00. Musica, spettacoli, circensi e animazione saranno le parole chiave di questo evento.

Murga los espantapajaros, e le Sailor Popeye e i nostri amici perugini p-funking band animeranno le strade. L’ inaugurazione del percorso partirà da via Tevere alle ore 18,00 per poi proseguire in via Isonzo, corso Umberto, via Carducci, corso Europa, via Veneto, per poi concludersi in piazza Sabbato.

Gli artisti itineranti si fermeranno in vari punti della Città coinvolgendo i passanti; le soste saranno indicate sui manifesti pubblicitari. Inoltre le vetrine dei negozi saranno adornate a tema. La NOTTE BLU è anche la collaborazione di un gruppo di persone che continuano a credere in un progetto comune, quello di regalare emozioni a Natale come Matteo Citro, aka Presidente, ex voce dei Paranza Vibes (gruppo oggi non più attivo) a cui è stata affidata la direzione artistica dagli organizzatori e commercianti Simona Spatuzzi e Giuseppe Del Pizzo, che si sono occupati di tutta la parte organizzativa dell’evento al quale hanno creduto fermamente fin dall’inizio, mentre a curare l’immagine di questo bellissimo evento con foto e video ci sarà Filippo Petta e alla comunicazione Giovanni Morra e Angela Casale.

Il ringraziamento più grande ed importante per la riuscita di questo evento va soprattutto al Comune di Pontecagnano Faiano e ai commercianti della Città che si sono subito attivati a dare il proprio contributo. Non ci resta che invitarvi il 21 Dicembre 2017 dalle ore 18:00 a Pontecagnano Faiano per divertirci insieme . Dalle ore 18.00 alle ore 22.00 lasciatevi trasportare dallo shopping tra musica, balli Circensi Animatori, poi godetevi gli aperitivi fino alle 24 nei locali della Città. Lasciati trasportare dal blu…!!!

Viaggio attraverso i piccoli comuni del Salernitano

Valle dell’Angelo è un piccolissimo comune della vasta provincia salernitana con appena 234 abitanti ed è il comune meno popoloso di tutta la regione Campania. Il paese, che si trova alle pendici del monte Ausinito nella valle del Calore Lucano, ha una estensione di 37 chilometri quadrati e confina con Laurino, Piaggine, Rofrano e Sanza e fa parte del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.


Notizie sul borgo di Valle dell’Angelo, si hanno già intorno al X secolo dagli scritti dei monaci basilani. Inizialmente il paese aveva un nome diverso ovvero Casaletto di Piaggine, un borghetto dapprima amministrato dalla Badia di Cava e poi da Laurino, di cui è stata frazione fino al lontano 1873, diventando poi in seguito comune autonomo con il nome di Piaggine Sottane. Fino al 1927 ha fatto parte del Circondario di Vallo della Lucania.


Valle dell’Angelo oggi è conosciuto soprattutto da turisti stranieri che amano percorrere i sentieri del monte Cervati con scarponi e racchette ma anche l’architettura ha una grande importanza a Valle dell’Angelo con numerosi palazzi presenti nel paese. La loro caratteristica principale è rappresentata dai portali, di dimensioni, che sono molto originali e di notevole pregio architettonico. La struttura è principalmente costituita da una trave ad asse rettilineo, segmentato e qualche volta curvilineo, rigidamente collegato a piedritti ad asse verticale.

 

Quasi tutti sono stati realizzati da scalpellini locali tra il 1700 e il 1900. Molte anche le Chiese, a testimonianza della religiosità di questo popolo. Ricordiamo la Chiesa di San Barbato, i primi abitanti del casale elessero il Santo come loro protettore, ed eressero in suo onore una cappella; la Chiesa di Santa Barbara, sorge al centro del paese ed ha tre ingressi; e la cappella di San Sebastiano, cappella privata di cui si parla per la prima volta nel verbale della visita pastorale del 1860. La grotta dell’Angelo, che si trova in località Costa della Salvia, custodisce la statua dell’Arcangelo Michele in atteggiamento di difesa. Il culto dell’Angelo rievoca l’antica presenza longobarda: essi, infatti, solevano adibire gli antri scavati nella roccia a luoghi di preghiera.


Da non perdere una passeggiata nel piccolo ma raccolto e grazioso centro storico, con i suoi vicoli e gradini, e le caratteristiche via Flavio Goia e via del Popolo. Vanno segnalati i portali di palazzo Mazzei (1881), palazzo Vertullo (XVII sec.) nonché i palazzi di via Colle Fiorito, corso Mazzei e via Calore. La chiesa di S. Barbato (XVII sec.) che si erge nella suggestiva piazzetta, fu abbellita per volere dell’arciprete Don Girolamo Mazzei con stucchi, statue, dipinti e arredi tanto da diventare una delle più belle del Cilento. Una visita meritano pure la chiesa di S. Leonardo (XVIII sec.) e la cappella rurale di S. Sebastiano (1840) a pochi km dal borgo lungo la strada comunale che collega a Laurino.

Principali risorse del candido paesino sono la produzione di un ottimo vino e un pregiatissimo olio. La raccolta delle olive avviene infatti per brucatura a mano al giusto punto di maturazione. La molitura è immediata, effettuata nei frantoi subito dopo la raccolta, e il procedimento del percolamento attraverso il quale si estrae l’olio è quello che assicura integrità e qualità.

La lavorazione a freddo e la particolare cura dedicata allo stoccaggio fa dell’olio un prodotto dai parametri chimici eccezionali e dalle caratteristiche organolettiche tipiche degli oli di alta qualità. Altre eccellenze di Valle dell’Angelo sono i formaggi ovi-caprini, il caciocavallo silano e a seconda delle stagioni i funghi porcini raccolti nei rigogliosi boschi del circondario.

Valle dell’Angelo è stata definita città di bambini, titolo sancito durante l’incontro della Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo, in seguito a cui è emerso che Valle si offre ai bambini come loro “città ideale”.

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