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San Matteo: tra cultura, storia e tradizione del patrono di Salerno

San Matteo è il patrono della città di Salerno. Si festeggia il 21 Settembre ed è la “Festa” per eccellenza dei salernitani.
L’estate ormai volge al termine, l’autunno segna l’inizio della scuola e il rientro definitivo da quello che ormai può essere definito solo un ricordo delle ferie, eppure a Salerno, la rinomata città campana, sembra che la festa inizi proprio adesso.
È proprio il giorno dell’equinozio d’autunno infatti che la città prende vita e si veste di mille colori per celebrare il suo santo patrono, San Matteo. Andiamo a scoprire insieme la storia e le tradizioni di questa famosissima festa.

 


Il Santo
Il Santo Protettore della città salernitana è Matteo apostolo ed evangelista, uno dei dodici apostoli di Gesù e autore  dell’omonimo Vangelo. Viene solitamente raffigurato accompagnato da un uomo alato che lo guida nelle sue scritture; la Vocazione di San Matteo di Caravaggio, dipinto tra il 1599 e il 1600 e conservato nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, ne è un esempio lampante.
Matteo, noto anche come Levi, prima di divenire apostolo di Gesù era un pubblicano, ossia un esattore delle tasse dell’epoca romana, motivo per cui oggi è definito il patrono di coloro che svolgono attività in ambiti economico e amministrativo, quali commercalisti, ragionieri, contabili ecc. Egli è anche il patrono dei pescatori, ragion per cui è spesso raffigurato con delle triglie d’argento tra le mani.

 

 

La Storia
La storia che gravita intorno al patronato di San Matteo è tanto semplice quanto curiosa.
La leggenda vuole infatti che egli salvò la città da un’invasione di pirati saraceni nel lontano 1544: avendo percepito il pericolo imminente i salernitani cercarono riparo nell’attuale cattedrale eretta in onore del Santo (il cosiddetto Duomo di Salerno), pregandolo di intervenire. Fu in quel momento che il cielo si oscurò e una terribile tempesta disperse le navi in mare.
San Matteo è venerato anche a Marina di Casal Velino, sempre in provincia di Salerno, dove le reliquie risiedevano per circa 400 anni, nella cappella a lui dedicata.

 

 

La festa
In realtà, come i più informati sanno, la celebrazione di San Matteo avviene in tre giornate, ognuna molto distante dall’altra: si parte il 21 agosto con “l’alzata del panno”, momento in cui viene scoperto un quadro su tela raffigurante il protettore, con la scritta ai piedi “Salerno è mia e io la difendo”.
La festa vera e propria però si ha proprio il 21 settembre, dopo che il giorno prima è stata indetta una messa in suo onore: questo è un giorno non solo religioso, bensì è un’occasione per i salernitani di riunirsi e di passare una serata tutti insieme; è la festa dei salernitani, prima di essere la festa di San Matteo!
La celebrazione è caratterizzata da una processione, durante la quale la statua del protettore viene trasportata per le strade del centro storico di Salerno, affiancato dalle “sorelle di Matteo”, ossia Caio, Antes e Fortunato. Tra le varie tappe del percorso ricordiamo le principali, vale a dire via Roma, corso Vittorio Emanuele e via Mercanti, passando per il palazzo della Provincia dove la statua viene rivolta verso il mare per la consueta benedizione, per poi risalire alla fine al Duomo.
Come già accennato le strade di Salerno diventano un vero e proprio paese dei balocchi: caratteristiche sono le giostre in piazza della Concordia e le bancarelle di dolciumi lungo il litorale e della specialità della festa, della quale si parlerà più avanti.
La cerimonia termina con il rituale spettacolo pirotecnico, momento atteso da tutti i salernitani durante il quale, passate le ore 23, si può assistere ad un lunghissimo ed emozionante lancio di fuochi d’artificio di ogni tipo.
L’ultima giornata effettiva della commemorazione è il 6 maggio, giorno in cui venivano trasferite le reliquie a Salerno, tradizione che però è andata svanendo nel tempo.

 

La specialità gastronomica: la meveza mbuttunata
Come già accennato pocanzi, anche questa festa ha la sua tradizione culinaria.
Il piatto prelibato della festività di San Matteo è la milza imbottita, volgarmente chiamata meveza mbuttunata, piatto tanto complesso quanto gustoso diventato l’emblema del 21 settembre salernitano.
Le radici di questo piatto in realtà sono di origine molto “povera”, in quanto la milza nell’antichità veniva utilizzata come unico strumento di baratto, col quale i macellai erano soliti pagare i contadini.
La preparazione della milza imbottita è agevolata dall’aromatizzazione di aceto o vino, i quali vengono assorbiti dalla milza per semplificare la cottura. Essa inoltre viene condita con aglio e prezzemolo per farle acquisire più sapore.
Esistono in verità varie ricette e varie modalità di preparazione della meveza mbuttunata, ma una cosa è certa: essa accomuna tutti i salernitani e li rende tutti più uniti, non solo a San Matteo, ma anche durante l’anno.

 

 

angela

Montecorvino Rovella: tra luoghi da visitare e il miracolo della Madonna dell’Eterno

Con il termine “Corvinus” si indica la gens Valeria, antica famiglia romana della Magna Grecia aventi grandi possedimenti su questo territorio campano a nord della provincia di Salerno. I Romani nel 269 a.C. sconfissero i Piceni sulle coste dell’Adriatico e li trapiantarono in Campania tra i fiumi Sele e Sarno. A seguito dei vari accampamenti antropici, nacque Montecorvino. Terra ricca di storia e di testimonianze architettonico-paesaggistiche, presenta molti luoghi di interesse, di carattere architettonico, civile e religioso.

 

 

Tra i luoghi sicuramente da visitare il Monte Nebulano, che ci mostra ancora oggi i ruderi di un Castello, il cui nome è appunto Castello Nebulano, sorto probabilmente intorno al VI sec. d.C., dapprima come fortificazione in legno (lignitie) e poi rinforzato in fabbrica (fabrite) con i resti ben visibili di una grossa cinta muraria con Mastio, Vallum e Bassa Corte. Distrutto ben due volte nel 1137 e nel 1392 fu abbandonato definitivamente nel 1500.

 

 

Di carattere religioso, la Chiesa dei Santi Apostoli San Pietro e San Paolo (patroni di Montecorvino Rovella). Costruita nel 1274 sulle rovine dell’Abbazia di S. Simeone, distrutta da un incendio nel 1137, presenta annesso ad essa, il Palazzo vescovile che fu abitato stabilmente dal 1794, quando fu riconosciuta la Concattedralità con il Capitolo di Acerno, per cui il vescovo doveva risiedere per sei mesi a Montecorvino. Purtroppo il sisma del 1980 privò i montecorvinesi del bellissimo Duomo.

La Chiesa infatti sprofondò, si ripiegò sulle fondamenta riducendo in macerie altari, organo, fonte battesimale e tutto il resto. Rimase intatto il campanile, le statue dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, le cappelle del Crocifisso e del Sacramento, la Sacrestia. Grazie all’aiuto dei fedeli e al parroco Don Gerardo Senatore, nel marzo del 2002 è stato possibile, dopo 22 anni, rivedere aperto il Duomo.

 

 

La Chiesa si divide in tre navate: quella centrale dove si nota, in primo piano, l’altare maggiore e sopra di esso la bellissima tela di Angelo Mozzillo, del 1803, raffigurante S. Pietro che riceve le chiavi del Paradiso. Ai lati dell’altare si trovano le Statue di S. Pietro e S. Paolo.

 

 

Nella navata destra è situata la cappella del Crocifisso, fatta costruire dall’arcivescovo Venafra nel 1718, dalla quale è possibile accedere al campanile; molto bella è la maestosa cupola di questa cappella ed i quattro pennacchi raffiguranti gli evangelisti.

 

Nella navata sinistra vi è, invece, la cappella del SS. Sacramento, fatta costruire dalla famiglia Ventriglia, dove giacciono le spoglie del vescovo Nicola Ventriglia, morto nel 1708 e del suo vicario, Cristoforo Crollalanza, morto nel 1705. Rivolgendo lo sguardo verso l’alto si può ammirare la cupola del SS. Sacramento, dipinta con schema ottagonale.

 

 

Dalla navata sinistra si accede alla Sacrestia dove si può ammirare un variopinto soffitto: nella lunetta in fondo alla sala vi sono le Tre Marie ai piedi della croce; la composizione delle case nel verde sullo sfondo fa pensare alla Montecorvino di un tempo. Inoltre si può notare la scena della deposizione di Cristo nel Sepolcro e nella lunetta di fronte si ammira la Vergine col Bambino.

 

 

Situata nella frazione Gauro, la Chiesa del Santissimo Salvatore e Sant’Andrea  è l’edificio religioso più antico del comune. La parrocchia ha festeggiato l’800º anniversario nel novembre del 2010: la più antica testimonianza, infatti, della sua esistenza risale al 4 ottobre 1210. La domenica successiva al 6 agosto si commemora la Trasfigurazione del Cristo sul Tabor, antichissima consuetudine risalente alla seconda metà del Quattrocento, documentata già nel secolo XVI.

 

Punto di incontro di appassionati e studiosi, l’ Osservatorio Astronomico ” Gian Camillo Gloriosi “ sito alle falde del monte nebulano e costruito nel 1986. Svolge, da oltre un ventennio , un ruolo trainante per lo sviluppo culturale delle nostre aree, attraverso iniziative di divulgazione e annuali manifestazioni scientifiche di carattere internazionale.

 

 

Leggendaria, la storia inerente la Chiesa della Madonna dell’Eterno, la cui raffigurazione sacra è riportata, tra i monti, accanto al rivolo di un ruscello, dopo aver attraversato il boschetto del Monte Foresta. La storia racconta di un pastore, la cui mandria sostava in zona, cibandosi dei ricchi pascoli della zona, finchè un giorno, proprio la mucca più bella, alla quale era più affezionato il pastore, sparì. Era l’ora del tramonto, in un afoso sabato di agosto, quando il guardiano, riunendo le mucche, notò l’assenza della sua preferita.

 

 

Convinto che fosse deceduta, cadendo in un dirupo per sfuggire a qualche pericolo, o addirittura che fosse diventata pasto di un lupo, l’uomo cedette alla più profonda disperazione, prima di mettersi a pregare, rivolgendosi alla Madonna, posta in una piccola nicchietta illuminata da una lanterna al termine del sentiero di accesso al luogo, dove era solito recarsi con il pascolo.  Rassegnatosi, al momento di addormentarsi, nel buio della notte udì il muggito della mucca perduta e si catapultò nella direzione, ove cui proveniva il rumore.

 

Dopo aver percorso stradine impervie, i cui rovi, lacerarono i suoi vestiti, causandogli sanguinamenti, nel profondo di una gola, vide la mucca inginocchiata dinanzi una parete di roccia. Provò più volte a rimettere in piede l’animale, ma senza successo finchè inginocchiandogli, non ricominciò a pregare. E fu in quel momento che la parete di roccia crollò, senza causare danni e una luce fortissima illuminò tutta la grotta, che si era formata in seguito al crollo, permettendo al pastore di notare un rivolo d’acqua, che fuoriusciva dalla roccia.

 

 

Il guardiano, incredulo, osservò bene il paesaggio, dinanzi cui si trovava e notò l’immagine sacra della Madonna, che fuoriusciva dalla roccia. Subito piangendo per la commozione, si recò in paese, a raccontare l’accaduto ma non fu subito creduto, finchè il parroco e alcuni fedeli non si recarono personalmente, sul luogo del miracolo per prendere l’immagine e custodirla in chiesa. Ma l’indomani, al risveglio, i fedeli giunti per la santa messa, non trovarono l’effige sacra, gridando allo scandalo. Recatosi dal Vescovo, il parroco venne rassicurato, in quanto si trattava di un prodigio.

La Madonna infatti, gli era apparsa in sogno e gli aveva annunciato quello che sarebbe accaduto il giorno successivo: l’icona sarebbe ritornata sul luogo del rinvenimento sul monte Foresta ed i fedeli avrebbero trovato nello stesso luogo un manto di neve per quanto la Madonna volesse l’estensione di un tempio a Lei dedicato. Era la terza domenica di Agosto del 1623 e dinanzi l’accaduto grande commozione e lacrime, riempivano di gioia, i cuori dei fedeli.

Oggi è possibile ammirare l’icona sacra, proprio nel punto esatto in cui è apparsa. Il luogo facilmente raggiungibile a piedi, si trova alla fine di un piccolo boschetto, nei pressi della Chiesa sorta, in onore della Madonna. Il parchetto è ben attrezzato con tavoli da picnic e con una scalinata, fornita di passamaneria in legno, al fine di accompagnare il fedele, passo passo fino al luogo dell’apparizione.

 

angela

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angela

Salerno: viaggio nel cuore della città vecchia: parte I

Piccolo itinerario dei maggiori punti d’interesse della Salerno storica

L’antica città di Salerno affonda le proprie origini nel lontano 197 a.C., quando i Romani colonizzarono quella parte di territorio della Piana del Sele, compresa tra il torrente Fusandola e la vecchia salita del Carmine (fonte Wikipedia), e denominata Salernum per via dei due fiumi che la rappresentano: il Sale (l’odierno Canalone) e l’Irno (all’epoca Lirino).

Perché è così importante la città di Salerno?

Molte sono le ragioni per cui vale la pena visitare il capoluogo campano: basti pensare innanzitutto alla prolissa storia che la racconta, che passa da Annibale alla conquista dei Longobardi, passando dal principe Arechi II che vi si stabilì col suo imponente castello e vi piantò le radici del suo regno, fino alla fondazione della prima scuola medica europea della storia, definita l’antenata per eccellenza delle Università europee.

Lo stesso Alfonso Gatto, salernitano di nascita, definisce il centro storico un “Gioiello medievale”, per la sua ricchezza di edifici e opere sparse qua e là per le strade. Un’altra apposizione che viene attribuita dal poeta alla sua città è “rima d’eterno”, rendendole “eterno” omaggio. Ma esploriamone con ordine i punti di maggiore importanza.

 

Cattedrale di Salerno

Tra le varie chiese di origine normanna quella che gode di maggiore rilevanza è sicuramente la Cattedrale di San Matteo, considerata il fulcro della città: se si vuole visitare la città, il punto di partenza è sicuramente questo.

Sorto nell’XI secolo, il Duomo si erige per circa 24 metri in altezza, e si estende in lunghezza per circa 80 metri. Lo stile decorativo è prevalentemente barocco, come molte delle chieste che costellano Salerno. Particolarmente affascinante è il campanile adiacente la Cattedrale e che sovrasta l’intera piazzetta con i suoi 52 metri, fortemente voluta dall’arcivescovo Guglielmo da Ravenna.

Insieme al campanile altrettanto importante risulta il quadriportico medievale, in stile arabo-normanno e perfettamente conservato, il quale risulta un’opera quasi unica in Italia.

Il Duomo è particolarmente famoso per ospitare nella cripta, un gioiello barocco interamente rivestito di intarsi marmorei, le spoglie mortali del patrono della città, San Matteo: essa inoltre ospita la statua in argento a due facce dell’Apostolo, tale da consentire due funzioni religiose contemporaneamente. È tradizione dei salernitani venire in visita qui ogni 21 settembre per rendere omaggio al protettore, ed è da qui che ogni anno partono la processione e la celebrazione che proseguono per le strade del centro.

 

Castello Arechi

Proseguendo per il Canalone, e quindi salendo sul monte Bonadies, si giunge all’edificio che domina totalmente la città di Salerno a 300 metri sul livello del mare, ossia il castello del Principe Arechi II. Esso è la struttura militare di maggior rilievo della città, seguito dal Forte La Carnale situato a Torrione.

Il castello fu una delle fortezze più resistenti del VIII secolo, come testimonia Paolo Diacono nella sua Historia Longobardorum.

All’interno del castello è allestito un museo nel quale risiedono oggetti di vario tipo rinvenuti nel tempo, come monete, ceramiche e vetri.

Attualmente la fortezza è adibita anche a cerimonie e ricevimenti di vario genere, come matrimoni e meeting, nonché a visite ed escursioni ai vari turisti e curiosi, i quali restano estasiati di fronte alla vista mozzafiato alla quale assistono una volta giunti in loco.

 

 

Palazzo Fruscione

Tra i vari Palazzi antichi che caratterizzano la città, quello che emerge per maggiore importanza è sicuramente il Palazzo Fruscione, situato tra la chiesa di San Matteo Piccolo e il Complesso Monumentale di San Pietro a Corte.

Poco si sa di questo prestigioso edificio: risalente al XIII secolo, non si conoscono le motivazioni circa la sua costruzione, perfino l’identità di chi vi ha risieduto è ignota, si pensa al medico salernitano Giovanni da Procida, o addirittura allo stesso principe Arechi, ma queste teorie sono state subito sfatate.

Perché allora è interessante visitarlo? Il Palazzo Fruscione conserva al suo interno dei meravigliosi resti di terme appartenenti al II secolo; l’area in seguito è stata adoperata come cantiere edilizio, come si evince dai resti risalenti al V secolo.

Accanto al Palazzo risiedono altre terme romane, trasformate in chiesa nel Medioevo, sulle quali è situata la cappella palatina, ovvero la chiesa privata della reggia del principe Arechi, risalente al IX secolo e costruita dai Longobardi.

Oggi il palazzo viene talvolta allestito per ospitare mostre ed eventi vari, come il più recente “L’Incredibile Marvel”, una mostra per celebrare i 75 anni della Marvel USA, tenutasi la scorsa estate.

 

Giardini della Minerva

Nel cuore del centro storico, ai piedi del rione Canalone, troviamo uno dei giardini più belli d’Italia: il Giardino della Minerva.

Esso vede la sua apertura nel XIV secolo per opera del maestro Matteo Silvatico, il quale faceva uso didattico del giardino, istruendo gli allievi della Scuola Medica riguardo l’uso terapeutico delle piante coltivate.

Rinomato punto d’incontro e località ambita per visite guidate, il Giardino ospita più di 300 specie vegetali provenienti da tutto il mondo.

Esso inoltre ospita al suo interno una tisaneria aperta al pubblico, nella quale è possibile degustare tisane di produzione propria e di acquistarne dei campioni.

Il Giardino della Minerva ad oggi rientra nella categoria “I parchi più belli d’Italia”.

 

angela

Il fiore è…Mr Lello

I fiori hanno una espressione del volto, come gli uomini o gli animali. Alcuni sembrano sorridere; altri hanno un’espressione triste; alcuni sono pensierosi e diffidenti; altri ancora sono semplici, onesti e retti, come il girasole dalla faccia larga e la malvarosa.
(Henry Ward Beecher)

Il Fiore è…Mr Lello. Raffaele Cisale, in arte Mr Lello è un fiorista, capace di far diventare poesie le sue composizioni floreali.

Servizi:

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Asd Istinto Latino

L’Asd Istinto Latino di Fiorenzo Coppola, opera sul territorio picentino da 1998.
I ballerini Fiorenzo Coppola e Antonella Chiaviello, hanno conquistato il terzo posto agli scorsi campionati italiani assoluti di danza sportiva, disputatosi a Rimini nell’estate 2017. Il nuovo risultato straordinario è stato conseguito dai due atleti nella specialità Combinata caraibica (categoria 35/44 – classe internazionale) e non è l’unico. La vittoria invece segue l’eccezionale piazzamento ottenuto alla Mediterranean Dance Cup ad Atene dove i due maestri, tesserati alla Federazione italiana danza sportiva, riconosciuta dal Coni, e responsabili dell’Asd Club Istinto Latino di Pontecagnano Faiano, hanno conquistato il gradino più alto del podio nelle discipline Salsa, Bachata e Merengue.
Precedentemente si sono classificati, al sesto posto alla tappa francese della competizione europea mentre, negli Stati Uniti d’America, alla terza edizione del Salsa summit world festival, si era distinta per una performance molto apprezzata e premiata con il quinto posto generale nella sezione Bachata e il settimo nella categoria Salsa On1.
La passione e l’amore per questa disciplina, li porterà a misurarsi ancora una volta sul campo, il prossimo 29 settembre in Austria.

Corsi:
-Salsa Cubana
-Bachata
-Merengue
-Rueda de Casino
-Kizomba
-Liscio Unificato
-Danze Standard
-Danze Latino Americane
-Balli di Gruppo
-Social Dance
-Coreographic Dance
-Baby Dance (da 4-7 anni)
-Danza Classica
-Danza Moderna
-Moderna Jazz
-Ginnastica Dolce
-Zumba
-Hip Hop
-Street Dance
-Free Style
-Preparazione gare agonistiche

 

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Fasulo Zootecnia

Fasulo Zootecnia è un’attività storica, che opera dal 1940. Sita in via Roma, 12 sin dalla fondazione, si è tramandata da padre in figlio, fino a Giuseppe Fasulo, che oggi conduce l’attività alla quale ha dato vita il nonno. Il padre di Giuseppe, Stefano ha lavorato tutta la vita, impegnandosi nel continuare il lavoro del padre. Fasulo Zootecnia è diventata nel tempo punto di riferimento del panorama picentino, sopratutto nel periodo più florido dell’agricoltura che ha caratterizzato il nostro territorio. Già Stefano e suo padre, vendevano alimenti quali fagioli, lenticchie, ceci, piselli, fave secche, riso, grano e farina e avevano anche un mulino per produrre in proprio, la farina e a Pasqua, vendevano il grano per le pastiere. Disponibili per la vendita anche galline ed uccelli, mangime per gli animali, concimi, sementi, piantine e fiori.

Specializzata in zootecnia, prodotti alimentari, pet food e giardinaggio, oggi l’attività, prosegue sulla scia dei valori familiari e presenta una vasta scelta di prodotti, conservando l’unico mulino ancora funzionante sul territorio.

Prodotti:

-semi per agricoltura

-piantine per orto

-farine di tutti i tipi

-legumi secchi

-articoli per animali

-accessori per il giardinaggio

Vendita di animali da cortile: 

-polletti

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-pollastre

-pulcini femmina

-pulcini maschi

-tacchini.

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