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Relax a Salerno e provincia: feste, sagre e spettacoli

L’estate si sa, è caratterizzata da eventi, feste e sagre. E anche chi non parte in ferie, desidera rilassarsi alla ricerca di frescura, divertimento, buon cibo e bella compagnia. Per chi vive e soggiorna Salerno in questo periodo, sono tante le occasioni di svago e le feste che si tengono. Ecco un elenco:

– Ravello Festival – Ravello (Dal 30 Giugno al 25 Agosto 2018)

– Festival della cipolla di Vatolla (Dal 14 Luglio al 26 Agosto 2018)

– Estate ad Amalfi (Dal 13 Luglio al 1 Settembre 2018)

– A’ Chiena di Campagna (Dal 15 Luglio al 17 Agosto 2018)

– Sagra do’ Sciusciello – Pellezzano (Dal 10 al 16 Agosto 2018)

– Festa dell’arcobaleno – Montesano sulla Marcellana (Dal 12 al 15 Agosto)

– Vasci, portuni e pertose – Ostigliano (Dal 10 al 15 Agosto 2018)

– Sagra della parmigiana – Castelnuovo Cilento (Da 14 al 18 Agosto 2018)

– Sagra del fusillo – Felitto (Dall’11 al 21 Agosto 2018)

– Festival dell’aspide – Roccadaspide (Dal 10 al 12 Agosto 2018)

– Sagra del Mangione – Baronissi (Dal 10 al 14 Agosto 2018)

– Banchetto della sposa – Piaggine (Dal 19 al 21 Agosto 2018)

– Festa del pane e della cività contadina – Trentinara (Dal 16 al 20 Agosto 2018)

– Sagra di montestella – Omignano (Dal 15 al 17 Agosto 2018)

– Sotto le stelle del Cilento – Acciaroli (18 Agosto 2018)

– Vicoli in vino a Castellabate (Dal 20 al 24 Agosto 2018)

– Festa della birra – Sant’Egidio Monte Albino (Dal 23 al 26 Agosto 2018)

– Festa della zizzona di Battipaglia (Dal 24 al 26 Agosto 2018)

Non solo feste e sagre ma anche mostre ed itinerari:

– Venerdì dei depositi – Paestum (Da Marzo ad Agosto 2018)

– Torrentismo alle gole del Calore (Dall’11 Agosto al 9 Settembre)

– Trekking alla Costa degli Infreschi (15 – 22 e 29 Agosto)

– Palinuro di notte: kayak e cena sotto le stelle (16 – 23 e 30 agosto)

– Palinuro – Pisciotta in mountain Bike (14 – 21 e 28 Agosto 2018)
Buone ferie da Salerno da Vivere e dalle attività aderenti:

 

Altavilla Silentina…una storia che parte da lontano.

Fin dal tempo degli Enotri, in pratica dal neolitico, si ebbero tracce di primi insediamenti sul territorio ma è con i Lucani che furono costruiti i primi villaggi fortificati che si estendevano verso il fiume Calore. Alla contrada Portiello vi era un piccolo porto per l’attracco delle imbarcazioni. I molti sarcofaghi e monete antiche, trovate nelle varie contrade del territorio altavillese, monete greche, arabe, romane ci fanno pensare che Altavilla sia antichissima e che sia esistita sotto altro nome. Probabile che la sua origine derivi dall’antica Carilla menzionata come Silio Italico. Carilla pare che si estendesse nella contrada Feo o Falagato, dove si fece strage di un popolo lungo le rive del Calore , e che comunicasse col mare attraverso la via fluviale del Calore e del Sele ed avesse il suo porto dedicato al Dio Alburno.

Il ritrovamento di numerose tombe romane.

Siccome negli ultimi anni sono state ritrovate molte tombe sparse, alcune delle quali risalenti al tempo dei Romani , sta affiorando l’idea che Carilla poteva anche essere un’insieme di villaggi sparsi. Carillia dovette subire anche l’influenza dei greci dai quali prese usi e costumi, come testimoniano oggetti ed armi rinvenute. Alleata dei Tarantini,subì una sconfitta nei pressi dell’antico posto denominato Aurielli, quando erano consoli Druso e Carina (presumibilmente nell’anno 278 a.C). Fu coinvolta nelle guerre puniche dove subì l’ira del cartaginese Annibale, che la rase al suolo il 208 a.C. Per sedare i contrasti tra pastori ed agricoltori , nel 183 a.C. , dovette intervenire il pretore L. Postumio. Spartaco , ribelle a Roma, venne in questi luoghi coi suoi gladiatori ; secondo la tradizione orale, una parte dei ribelli fu massacrata dai legionari di Crasso, in località Scanno. Augusto ed Adriano, coi loro rimaneggiamenti amministrativi, tentarono il miglioramento della zona. In seguito, l’impiego altrove degli schiavi, il regresso demografico e l’incalzare della malaria portarono all’abbandono del latifondo e le terre ritornarono incolte e selvagge. Nel tardo Medioevo si ebbe il primo insediamento urbano alla località S.Lorenzo.

Le continue scorrerie di Saraceni e Berberi ed ancora di più per la presenza della malaria costrinsero la popolazione ad abbandonare l’insediamento urbano, spostandosi sulla “Collina degli Ulivi”. Intanto i monaci Basiliani eressero la chiesa di S. Nicola , ora scomparsa , alla via Chianiello e intorno furono erette le prime case dell’attuale Centro Storico. Sul finire del secolo XI , con l’avvento Normanno , Altavilla ha un castello, la chiesa ed alcune case aventi come pareti le mura del paese. La tradizione vuole il paese eretto da Roberto il Guiscardo e il nome di Altavilla derivato da Hauteville , quale casato di detto signore ; non a caso Altavilla viene volgarmente detta “Hautavilla “. Il Catalogo dei Baroni informa che, dopo il 1140 Roberto Vosville (Bassavillanus), conte di Loritello ne teneva il possesso. Lorenzo Giustiniani ha scritto che con Roberto , Altavilla divenne una vera e propria fortezza a forma triangolare, con l’abitato circondato da spesse mura per una lunghezza di circa 1200 m , e da fossi, con tre porte d’accesso.

I Sanseverino: famiglia potentissima e signori di Capaccio e Altavilla.

Il conte Guglielmo Sanseverino , signore di Capaccio e Altavilla , vissuto nel turbinoso periodo del passaggio dalla dominazione normanna alla sveva, nel 1245 congiurò contro Federico II, che nell’aprile del 1246 assediò Altavilla e dopo aver sfondato al “Murorutto ” , la distrusse. Dalla distruzione venne risparmiata solo la “Badia Nullius” di S. Egidio. Inizialmente le mura avevano tre porte : Porta di Suso ; Porta Carina (Accarino) ; Porta S.Biagio; dopo la distruzione del 1246 fu aperta Porta Nova. Ogni porta aveva due torri cilindriche, delle quali una soltanto resta presso Porta di Suso, che con i bombardamenti del 1943, insieme alle torri laterali, fu parzialmente distrutta. All’eccidio dei Sanseverino si salvò , perchè non riconosciuto, Robero Sanseverino di nove anni. Questi cresciuto alla corte papale, venne, nel 1254, reintegrato dei beni che già erano stati della sua famiglia. Questo Roberto riedificò Altavilla a forma quadrilatera.

Dalla riedificazione ad oggi. 

Dal 1269 in poi le notizie, storiche, tratte dai registri angioini ed aragonesi, dai cedolari, dalla adoa, ma soprattutto dai quinternioni, ci permettono di stilare i casati dei feudatari di Altavilla, che furono: De Dordano, De Brussone, D’Angiò, Sanseverino, Durazzo, De Burio, Villamarino, De Cardona, Grimaldi, Patigno, Colonna, Spinelli e Solimena (Solimene). Tra i Feudatari benemeriti sono da annoverare:

– Martino De Dordano che nel 1277 ottenne dal re il privilegio di far mercato, in questa “Terra di Altavilla” , dal 10 al 14 agosto. Tradizione questa che ancora si tramanda col nome di “Fera r’austt” (fiera di Agosto).

– Carlo III di Durazzo, Guglielmo Sanseverino ed Isabella Villamarino gratificarono di molte concessioni Altavilla, come si legge negli Statuti Altavillesi.

– Beatrice Patigno, contessa molto amata e stimata, nel 1597, concesse al comune di Altavilla, un mutuo di 12.000 ducati.

– Giacomo Colonna, nel 1646, importò il bufalo e costruì il primo caseificio. A lui si deve la costruzione del primo mulino, nel 1668.

Nel Marzo del 1799, sessanta Altavillesi, si unirono alle forze del generale Schipani, che aveva assediato i Borboni di Gherardo Curcio, detto Shiarpa, nella fortezza della Castelluccia (oggi Castelcivita). Nel conflitto rimase ucciso Biagio Portanova, la cui testa infilata ad una picca, rimase sulle mura della Castelluccia, quale trofeo. Per l’arrivo delle forze borboniche del generale Fabrizio Ruffo , gli altavillesi ripiegarono asserragliandosi entro le mura assediate dallo Sciarpa. Gli arrestati furono trasportati a Salerno il 30 maggio 1800. Per le leggi dell’Eversione Feudale (1806) una parte dei terreni del marchese Solimene, del principe Doria, e di alcune famiglie benestanti (Vecchio, Perrotta ,Vecchio) vennero attribuite al comune di Altavilla, che, in data 10 settembre 1810, la sorteggiò a 293 famiglie di coloni. Molti aderirono al fascismo soprattutto per le numerose opere di bonifica iniziate, come la costruzione dei canali d’irrigazione e la costruzione di un acquedotto per acqua potabile con una fontana per ogni contrada della pianura. Tutto il territorio fu interessato da numerosi bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. I primi bombardamenti su Altavilla si verificarono la sera del 10 settembre 1943, quando arrivarono le truppe tedesche motorizzate. La sera dell’11 settembre gli americani già si trovavano in paese.

Nella notte tra il 13 ed il 14 , una compagnia di SS Tedesche,assaltò un comando americano insediatosi nel Castello dove avvenne un combattimento corpo a corpo che durò alcune ore. La mattina del 14, Altavilla era di nuovo in mano ai Tedeschi.

Il 17 settembre gli Americani avevano definitivamente occupato tutto il circondario. Un cimitero provvisorio, per i caduti Americani fu allestito in località Biancofiore. Le vittime Tedesche furono seppellite dagli Altavillesi, reclutati con la minaccia delle armi da reparti americani. Nell’immediato dopoguerra c’è stata la Riforma Fondiaria che ha dato un podere a numerose famiglie. Nel maggio 1970 gli altavillesi festeggiarono il completamento dell’acquedotto. Negli anni 50-70 si è sviluppata molto l’agricoltura con la produzione di melloni, tabacco, cetrioli e pomodori, ma i terreni col tempo si sono impoveriti per l’inadeguata rotazione delle colture e per la coltivazione praticata in modo intensivo, Attualmente la coltivazione prevalente è quella a foraggio e di conseguenza sono sorti molti allevamenti bovini e bufalini e dei caseifici che hanno acquistato risonanza nazionale.

Fonte.: Scritti e documenti “Divenuta”

 

Il 21 dicembre Pontecagnano si tinge di blu con la Notte Blu

Artisti di strada, circensi, dj set, acrobati e tanto altro… lasciati trasportare dal blu e vieni a trascorrere la notte più magica dell’anno con noi.


“Ma il cielo è sempre più blu…” così nel 1975 cantava Rino Gaetano. Provate a chiedere alle persone attorno a voi qual è il loro colore preferito, la maggior parte di loro dirà BLU; perchè gran parte del Mondo è blu, il cielo che ci sovrasta, il mare che delimita le nostre terre. Ma il BLU non è solo tutto questo, anche Pontecagnano Faiano si veste di Blu. L’Amministrazione comunale e i commercianti organizzano “LA NOTTE BLU”, che si svolgerà il 21 dicembre 2017 dalle ore 18:00. Musica, spettacoli, circensi e animazione saranno le parole chiave di questo evento.

Murga los espantapajaros, e le Sailor Popeye e i nostri amici perugini p-funking band animeranno le strade. L’ inaugurazione del percorso partirà da via Tevere alle ore 18,00 per poi proseguire in via Isonzo, corso Umberto, via Carducci, corso Europa, via Veneto, per poi concludersi in piazza Sabbato.

Gli artisti itineranti si fermeranno in vari punti della Città coinvolgendo i passanti; le soste saranno indicate sui manifesti pubblicitari. Inoltre le vetrine dei negozi saranno adornate a tema. La NOTTE BLU è anche la collaborazione di un gruppo di persone che continuano a credere in un progetto comune, quello di regalare emozioni a Natale come Matteo Citro, aka Presidente, ex voce dei Paranza Vibes (gruppo oggi non più attivo) a cui è stata affidata la direzione artistica dagli organizzatori e commercianti Simona Spatuzzi e Giuseppe Del Pizzo, che si sono occupati di tutta la parte organizzativa dell’evento al quale hanno creduto fermamente fin dall’inizio, mentre a curare l’immagine di questo bellissimo evento con foto e video ci sarà Filippo Petta e alla comunicazione Giovanni Morra e Angela Casale.

Il ringraziamento più grande ed importante per la riuscita di questo evento va soprattutto al Comune di Pontecagnano Faiano e ai commercianti della Città che si sono subito attivati a dare il proprio contributo. Non ci resta che invitarvi il 21 Dicembre 2017 dalle ore 18:00 a Pontecagnano Faiano per divertirci insieme . Dalle ore 18.00 alle ore 22.00 lasciatevi trasportare dallo shopping tra musica, balli Circensi Animatori, poi godetevi gli aperitivi fino alle 24 nei locali della Città. Lasciati trasportare dal blu…!!!

Viaggio attraverso i piccoli comuni del Salernitano

Valle dell’Angelo è un piccolissimo comune della vasta provincia salernitana con appena 234 abitanti ed è il comune meno popoloso di tutta la regione Campania. Il paese, che si trova alle pendici del monte Ausinito nella valle del Calore Lucano, ha una estensione di 37 chilometri quadrati e confina con Laurino, Piaggine, Rofrano e Sanza e fa parte del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.


Notizie sul borgo di Valle dell’Angelo, si hanno già intorno al X secolo dagli scritti dei monaci basilani. Inizialmente il paese aveva un nome diverso ovvero Casaletto di Piaggine, un borghetto dapprima amministrato dalla Badia di Cava e poi da Laurino, di cui è stata frazione fino al lontano 1873, diventando poi in seguito comune autonomo con il nome di Piaggine Sottane. Fino al 1927 ha fatto parte del Circondario di Vallo della Lucania.


Valle dell’Angelo oggi è conosciuto soprattutto da turisti stranieri che amano percorrere i sentieri del monte Cervati con scarponi e racchette ma anche l’architettura ha una grande importanza a Valle dell’Angelo con numerosi palazzi presenti nel paese. La loro caratteristica principale è rappresentata dai portali, di dimensioni, che sono molto originali e di notevole pregio architettonico. La struttura è principalmente costituita da una trave ad asse rettilineo, segmentato e qualche volta curvilineo, rigidamente collegato a piedritti ad asse verticale.

 

Quasi tutti sono stati realizzati da scalpellini locali tra il 1700 e il 1900. Molte anche le Chiese, a testimonianza della religiosità di questo popolo. Ricordiamo la Chiesa di San Barbato, i primi abitanti del casale elessero il Santo come loro protettore, ed eressero in suo onore una cappella; la Chiesa di Santa Barbara, sorge al centro del paese ed ha tre ingressi; e la cappella di San Sebastiano, cappella privata di cui si parla per la prima volta nel verbale della visita pastorale del 1860. La grotta dell’Angelo, che si trova in località Costa della Salvia, custodisce la statua dell’Arcangelo Michele in atteggiamento di difesa. Il culto dell’Angelo rievoca l’antica presenza longobarda: essi, infatti, solevano adibire gli antri scavati nella roccia a luoghi di preghiera.


Da non perdere una passeggiata nel piccolo ma raccolto e grazioso centro storico, con i suoi vicoli e gradini, e le caratteristiche via Flavio Goia e via del Popolo. Vanno segnalati i portali di palazzo Mazzei (1881), palazzo Vertullo (XVII sec.) nonché i palazzi di via Colle Fiorito, corso Mazzei e via Calore. La chiesa di S. Barbato (XVII sec.) che si erge nella suggestiva piazzetta, fu abbellita per volere dell’arciprete Don Girolamo Mazzei con stucchi, statue, dipinti e arredi tanto da diventare una delle più belle del Cilento. Una visita meritano pure la chiesa di S. Leonardo (XVIII sec.) e la cappella rurale di S. Sebastiano (1840) a pochi km dal borgo lungo la strada comunale che collega a Laurino.

Principali risorse del candido paesino sono la produzione di un ottimo vino e un pregiatissimo olio. La raccolta delle olive avviene infatti per brucatura a mano al giusto punto di maturazione. La molitura è immediata, effettuata nei frantoi subito dopo la raccolta, e il procedimento del percolamento attraverso il quale si estrae l’olio è quello che assicura integrità e qualità.

La lavorazione a freddo e la particolare cura dedicata allo stoccaggio fa dell’olio un prodotto dai parametri chimici eccezionali e dalle caratteristiche organolettiche tipiche degli oli di alta qualità. Altre eccellenze di Valle dell’Angelo sono i formaggi ovi-caprini, il caciocavallo silano e a seconda delle stagioni i funghi porcini raccolti nei rigogliosi boschi del circondario.

Valle dell’Angelo è stata definita città di bambini, titolo sancito durante l’incontro della Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo, in seguito a cui è emerso che Valle si offre ai bambini come loro “città ideale”.

Campagna: tra gastronomia, storia e tradizioni

Campagna, in provincia di Salerno, oggi è un centro di oltre 16 mila abitanti incastonato all’interno del Parco Regionale dei Monti Picentini che ha costituito per secoli un importante baluardo storico del Meridione d’Italia.

Risalente al IX secolo in piena epoca lombarda, divenuto poi un feudo normanno, Campagna è ricca di testimonianze storiche attraverso la presenza di palazzi nobiliari, conventi, monasteri e chiese. Uno dei simboli della città è sicuramente il misterioso Castello Gerione che fu municipio romano sin dall’epoca di Silla. E’ dal 1518 che Papa Leone X concede a Campagna il titolo di Città mentre nel 1525 e precisamente il 13 luglio, diventa sede vescovile con Papa Clemente VII. E’ il 1532 quando invece Carlo V a Ratisbona concede come Marchesato il feudo di Campagna ad Onorato Grimaldi di Monaco. Nel 1545 invece, diviene uno dei primi centri ad essere dotata di una tipografia, con rarissimi volumi rimasti oggi. Nel 1642 con la guerra tra Francia e Spagna, i Grimaldi perdono il feudo mentre Campagna diviene Principato con i Caracciolo.

Nel 1808, sotto il regno di Gioacchino Murat, diventa capoluogo del Circondario del Principato Citeriore. Reperti e monumenti di questi periodi sono ancora oggi riconoscibili, malgrado il terremoto del 23 Novembre 1980, inoltrandosi tra le stradine del Centro Storico (rinascimentale, barocco, neoclassico e del primo novecento) e del Centro Antico ( a struttura medievale, con segni di epoche successive), fino ai giorni della…”ricostruzione ex novo” del post-sisma.

 

Tra i luoghi di culto la maestosa Cattedrale di S. Maria della Pace. Il Duomo, splendido gioiello di architettura, svetta tra il lussureggiante verde delle colline circostanti, è opera realizzata tra il 1564 ed il 1683.

Il pregevole convento al Santuario della Madonna d’Avigliano iniziato nel 1240 e che nel 1440 ospitò San Bernardino da Siena. La stupenda Chiesa dell’Annunziata, dove si venera la statua e l’urna di S.Liberato Martire. La Chiesa del SS Salvatore e di S. Antonino, patrono della Città e della già Diocesi, nella quale si conserva la taumaturgica colonna del Santo esorcista. La Chiesa di S. Giovanni Battista, nel Corso principale del paese. La Chiesa di S. Bartolomeo, nella quale si venera il miracolosissimo Crocifisso ligneo velato del XIII secolo, denominato SS. Nome di Dio e pare, abbia celebrato la sua prima messa l’eretico monaco nolano domenicano Giordano Bruno.

Tra le opere pubbliche più importanti c’è l’Episcopio, Palazzo vescovile; l’edificio dell’ex Seminario, dove sono conservati migliaia di libri e pergamene della biblioteca vescovile; il convento degli Agostiniani, del XIV sec., che è stato sede di Sottointendenza e di Sottoprefettura, oggi Palazzo di Città; il convento dei Domenicani dove funzionava uno Studio Universitario, con le facoltà di teologia e filosofia.

 

 

Nel secondo conflitto mondiale ospitò uno dei due campi di concentramento presenti in Città. Oggi sede del Museo-Itinerario della Memoria e della Pace, nato proprio per ricordare le storie di Giovanni Palatucci e suo zio, Giuseppe Maria Palatucci, vescovo di Campagna, che grazie all’incessante lavoro permisero a centinaia di Ebrei di trovare la salvezza. Il convento della SS. Concezione, sede di caserma militare; il convento di S. Sebastiano, adibito a carcere.

Ed infine, ma non per importanza, il mastodontico Palazzo Tercasio, ex Caserma Guadagno, dove alloggiarono le monache “Clarisse”; divenne poi sede dell’Istituto Magistrale. Oggi, compreso il suo suggestivo chiostro, con colonnato e portali in pietra di fine fattura, è un bene immobile demaniale, messo in vendita dallo Stato.

 

 

L’enogastronomia a Campagna

La presenza di vaste aree agricole nel territorio comunale hanno reso possibile un ampio sviluppo della coltura dell’ulivo: gli uliveti di Campagna, che si pregia della prestigiosa dominazione “Olio DOP delle Colline Salernitane“, rendono la città anche la prima nella Provincia di Salerno per produzione. Campagna, infatti, fa parte dell’importante circuito nazionale “Città dell’Olio”, che conta altri 304 Comuni in 17 Regioni d’Italia.

 

 

Inoltre, il Comune è anche noto per la produzione della “Fragolina degli Alburni e dell’Alto Sele“, una speciale tipologia di fragola selvatica che si trova solo nei comuni delle valli del Sele e del Tanagro (oltre a Campagna, ricordiamo Acerno e San Gregorio Magno.)

Tra i piatti tipici della città ricordiamo due tipi di pasta artigianale, le “Lagane” e le “Matasse“, tradizionalmente abbinate a ceci o fagioli.

Il dolce tipico di Campagna, specialità unica e quasi impossibile da trovare altrove, sono i “panarielli“: ciambelle Pasquali coperte da glassa di zucchero e decorate con zuccherini, confetti, codette e ovetti di cioccolata.

 

Attività ed eventi

Una delle ricorrenze più singolari che si celebrano a Campagna è sicuramente la festa della “Chiena“, la “Piena”: ad Agosto, una deviazione pilotata del fiume Tenza inonda ed allaga le strade cittadine, in una manifestazione folkloristica che riprende a scopo turistico un’usanza antica, il cui fine era quello di ripulire le strade dai rifiuti organici degli animali.

Legate alla Chiena sono anche altre manifestazioni del periodo estivo accomunate dal tema dell’acqua, tra cui “‘A Secchiata” e il “Chiena Acqua Drink.”

Nel periodo invernale, invece, ricordiamo la festa del patrono della città Sant’Antonio Abate, durante la quale vengono accesi i caratteristici falò.

Infine, non dimentichiamo anche alcune manifestazioni di carattere enogastronomico: la sagra del castrato al ragù, che si svolge ad Agosto, e propone i tipici “Maccaroni r’ Zit”, conditi appunto con questo gustoso sugo, e la festa dei Sapori Contadini a Santa Maria La Nova.

 

 

 

Viaggio al centro dei Picentini: Acerno

Chi di noi non ha mai desiderato immergersi nella natura più selvaggia, lontano dallo smog cittadino e dal caos metropolitano? Ebbene, Acerno sembrerebbe il posto adatto per abbandonarsi totalmente alla tranquillità e all’aria pulita dei boschi di montagna. Sì, perché Acerno, situata a più di 700 metri sopra il livello del mare, si trova al centro dei Monti Picentini, nella valle del fiume Tusciano, al di sopra quindi del comune omonimo Olevano sul Tusciano.

 

 

 

Di origini ignote (si pensa che le sue radici risalgano addirittura all’età neolitica), essa basa la sua economia soprattutto sull’allevamento e sull’agricoltura: nocciole, fragole e castagne sono infatti la fonte principale di guadagno e di fama del posto, come appunto la Fragolata, di cui parleremo in maniera più approfondita più avanti.

 

 

Un tuffo nella natura

Il paese, che non conta molti abitanti, ha di per sé alcuni punti d’interesse davvero “interessanti”; come già accennato, è immerso nella natura, per questo è una meta ambita dagli amanti dell’escursionismo e del trekking: da qui infatti è possibile giungere sulla cima dello spettacolare Monte Accellica e godere di una vista spettacolare, sia in basso che in alto (di notte è possibile ammirare tutto il firmamento lontano dall’inquinamento luminoso della città).

 

Se a nord-ovest di Acerno troviamo Accellica, a sud-est è situato monte che collega il paese a Campagna: trattasi di Polveracchio, un’oasi naturale immensa la quale cima è tra le più alte dei monti, surclassata dal Cervialto (a nord) e dal Terminio (tra Solofra e Serino).

 

 

Acerno, più che per i monumenti (la maggior parte sono chiese, tra le quali la più importante è quella di San Donato), vanta la presenza di molte grotte naturali: Grotta degli Angeli e Grotta del Bosco di San Lorenzo sono solo due delle innumerevoli caverne che costellano il paesino.

 

Il Santo Patrono

Il Santo Patrono di Acerno è San Donato, festeggiato il 7 agosto, giorno in cui venne decapitato nel lontano 362. Le sue reliquie furono trasportate ad Acerno nel 1612. Ogni anno, durante questa data, gli acernesi si riuniscono per festeggiare il loro protettore, ed è occasione per i turisti per gustare la specialità del posto: la Fragolata.

 

 

 

La specialità da gustare: la Fragolata

Qual è il frutto di bosco che per antonomasia caratterizza l’estate? La fragola, ovviamente, e questo gli acernesi lo sanno bene!

In occasione dei festeggiamenti del Santo protettore, ma in qualsiasi momento della stagione estiva, soprattutto metà luglio, mese in cui è stata dedicata una festa al celebre dessert, con spettacoli e stand vari, è possibile degustare questo dolce caratteristico per la sua preparazione e il suo sapore.

 

Gli ingredienti della Fragolata, infatti, sono tutt’altro che comuni “fragole”: esse crescono selvagge nel territorio del comune salernitano, e, per rendere omaggio alle specialità dei territori limitrofi, vengono servite in una coppa di ceramica di Vietri, accompagnate dal limone sfusato di Amalfi e liquore Strega di Benevento, il tutto concluso con una bella spruzzata di panna montata!

Insomma, se i monti Picentini non sono abbastanza conosciuti a livello turistico, questo è un ottimo motivo per rimediare, magari gustando una bella coppa di fragole sotto al cielo stellato di Acerno!

Natale a Salerno: tour, luminarie, bike sharing e mostre

Anche quest’anno l’attesa per “Luci d’Artista”, si assottiglia sempre più! Oramai, da tradizione, trascorsa l’estate, settembre vola e ad ottobre si attende già l’atmosfera natalizia in grande, che da qualche anno caratterizza Salerno. Il 4 novembre lo start, per ammirare le luminarie, che rimarranno fino al 22 gennaio.

“Le Mille e una notte” il tema scelto per coinvolgere gli spettatori a Piazza Flavio Gioia (denominata La Rotonda). Proprio rifacendosi alla fiaba, nella quale ogni notte la fanciulla, protagonista della storia, raccontava al sultano una favola diversa per non essere uccisa, così i giochi di luce, affascineranno per tutto il periodo, quanti accorreranno per ammirarle.

Diverse le location, ormai base fissa delle svariate luminarie che caratterizzano anche diverse strade del centro, quale la storia che si leggeva attraverso insegne luminose, lungo via Luigi Guercio. Alle già esistenti, si aggiungeranno la spiaggetta di Santa Teresa e a piazza di Torrione e sul lungomare.
Figure giganti di luci, guideranno gli spettatori, fino alla Villa Comunale, vero fulcro dell’intera magia, che quest’anno ospiterà anche nuovi personaggi, balzati fuori direttamente dalle fiabe.

Si confermano i mercatini, caratteristici ormai da un paio d’anno che sosteranno lungo tutto il lungomare (lato strada) e si terranno dal 6 dicembre all’8 gennaio, vendendo ogni tipo di goloseria, dolce e salata ma anche idee regalo.

Anno bis per la ruota panoramica, che sarà nuovamente situata nell’area del sottostante Piazza della Concordia e che ospiterà quanti vogliono ammirare la città campana dall’alto, durante tutto il giorno, regalando una magica vista, soprattutto nelle ore serali.

Ritorna il Villaggio di Babbo Natale, presso il Parco dell’Irno, e costituirà novità la gara di presepi di sabbia, nella zona di Santa Teresa, dall’8 dicembre all’8 gennaio.

Punto forte del Natale salernitano, sarà la mostra dedicata alle macchine ingegnose, costruite da Leonardo Da Vinci, che sarà visitabile a Palazzo Fruscione dal 1 novembre al 28 Febbraio.
Ma quello di Salerno, sarà anche un Natale ecologico, sotto alcuni punti di vista. Per chi infatti, vorrà evitare traffico, file per parcheggiare, smog e confusione, potrà servirsi del bike sharing. Il servizio infatti riprenderà il prossimo mese e sarà possibile usufruire di un abbonamento gratuito per i primi 100 giorni. Alle tre ciclostazioni esistenti se ne aggiungeranno altre, nelle prossime settimane, così da dare la possibilità anche ai più pigri, di poter passeggiare in bicicletta, senza per forza doversi spostare di qualche km per posare la bici.


Per visitare le luci d’artista, è possibile giungere a Salerno, in auto attraverso le reti autostradali, in treno, arrivando alla stazione di Salerno che inaugura il corso ricco di negozi, in metro dalla prima stazione Arechi, in aereo atterrando a Napoli Capodichino, o Salerno Costa d’Amalfi, in nave giungendo al porto. Ma altre soluzioni possibili sono quelle di poter organizzare tour, utilizzando servizi di transfer come Contaldo Tour, con sede a Maiori, operante su territorio nazionale.

Per chi vuole trascorrere anche solo una giornata a Salerno, è possibile pranzare presso il ristorante “La Compagnia del Concord” situato nei pressi dell’uscita autostradale di Pontecagnano, usufruendo di un menù turistico e visitare subito dopo pranzo il percorso delle Luci d’Artista avvalendosi della metro stazione Arechi, così da evitare di attraversare la città, aggravandosi di ulteriori spese quale il parcheggio al centro di Salerno. Il pullman o il mezzo di trasporto scelto per gruppi, potrà tranquillamente parcheggiare nello spazio del ristorante e i visitatori saranno accompagnati e poi ritirati presso la stazione metro prescelta.

Si organizzano tour con visite guidate per ammirare la città di Salerno e zone limitrofe, con pranzo e giro alle Luci d’Artista. Per qualunque informazione è possibile scrivere una mail all’indirizzo info@salernodavivere.it; interagire sui social relativi, chiamare o scrivere attraverso whatsapp al numero 3472907980.

 

San Matteo: tra cultura, storia e tradizione del patrono di Salerno

San Matteo è il patrono della città di Salerno. Si festeggia il 21 Settembre ed è la “Festa” per eccellenza dei salernitani.
L’estate ormai volge al termine, l’autunno segna l’inizio della scuola e il rientro definitivo da quello che ormai può essere definito solo un ricordo delle ferie, eppure a Salerno, la rinomata città campana, sembra che la festa inizi proprio adesso.
È proprio il giorno dell’equinozio d’autunno infatti che la città prende vita e si veste di mille colori per celebrare il suo santo patrono, San Matteo. Andiamo a scoprire insieme la storia e le tradizioni di questa famosissima festa.

 


Il Santo
Il Santo Protettore della città salernitana è Matteo apostolo ed evangelista, uno dei dodici apostoli di Gesù e autore  dell’omonimo Vangelo. Viene solitamente raffigurato accompagnato da un uomo alato che lo guida nelle sue scritture; la Vocazione di San Matteo di Caravaggio, dipinto tra il 1599 e il 1600 e conservato nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, ne è un esempio lampante.
Matteo, noto anche come Levi, prima di divenire apostolo di Gesù era un pubblicano, ossia un esattore delle tasse dell’epoca romana, motivo per cui oggi è definito il patrono di coloro che svolgono attività in ambiti economico e amministrativo, quali commercalisti, ragionieri, contabili ecc. Egli è anche il patrono dei pescatori, ragion per cui è spesso raffigurato con delle triglie d’argento tra le mani.

 

 

La Storia
La storia che gravita intorno al patronato di San Matteo è tanto semplice quanto curiosa.
La leggenda vuole infatti che egli salvò la città da un’invasione di pirati saraceni nel lontano 1544: avendo percepito il pericolo imminente i salernitani cercarono riparo nell’attuale cattedrale eretta in onore del Santo (il cosiddetto Duomo di Salerno), pregandolo di intervenire. Fu in quel momento che il cielo si oscurò e una terribile tempesta disperse le navi in mare.
San Matteo è venerato anche a Marina di Casal Velino, sempre in provincia di Salerno, dove le reliquie risiedevano per circa 400 anni, nella cappella a lui dedicata.

 

 

La festa
In realtà, come i più informati sanno, la celebrazione di San Matteo avviene in tre giornate, ognuna molto distante dall’altra: si parte il 21 agosto con “l’alzata del panno”, momento in cui viene scoperto un quadro su tela raffigurante il protettore, con la scritta ai piedi “Salerno è mia e io la difendo”.
La festa vera e propria però si ha proprio il 21 settembre, dopo che il giorno prima è stata indetta una messa in suo onore: questo è un giorno non solo religioso, bensì è un’occasione per i salernitani di riunirsi e di passare una serata tutti insieme; è la festa dei salernitani, prima di essere la festa di San Matteo!
La celebrazione è caratterizzata da una processione, durante la quale la statua del protettore viene trasportata per le strade del centro storico di Salerno, affiancato dalle “sorelle di Matteo”, ossia Caio, Antes e Fortunato. Tra le varie tappe del percorso ricordiamo le principali, vale a dire via Roma, corso Vittorio Emanuele e via Mercanti, passando per il palazzo della Provincia dove la statua viene rivolta verso il mare per la consueta benedizione, per poi risalire alla fine al Duomo.
Come già accennato le strade di Salerno diventano un vero e proprio paese dei balocchi: caratteristiche sono le giostre in piazza della Concordia e le bancarelle di dolciumi lungo il litorale e della specialità della festa, della quale si parlerà più avanti.
La cerimonia termina con il rituale spettacolo pirotecnico, momento atteso da tutti i salernitani durante il quale, passate le ore 23, si può assistere ad un lunghissimo ed emozionante lancio di fuochi d’artificio di ogni tipo.
L’ultima giornata effettiva della commemorazione è il 6 maggio, giorno in cui venivano trasferite le reliquie a Salerno, tradizione che però è andata svanendo nel tempo.

 

La specialità gastronomica: la meveza mbuttunata
Come già accennato pocanzi, anche questa festa ha la sua tradizione culinaria.
Il piatto prelibato della festività di San Matteo è la milza imbottita, volgarmente chiamata meveza mbuttunata, piatto tanto complesso quanto gustoso diventato l’emblema del 21 settembre salernitano.
Le radici di questo piatto in realtà sono di origine molto “povera”, in quanto la milza nell’antichità veniva utilizzata come unico strumento di baratto, col quale i macellai erano soliti pagare i contadini.
La preparazione della milza imbottita è agevolata dall’aromatizzazione di aceto o vino, i quali vengono assorbiti dalla milza per semplificare la cottura. Essa inoltre viene condita con aglio e prezzemolo per farle acquisire più sapore.
Esistono in verità varie ricette e varie modalità di preparazione della meveza mbuttunata, ma una cosa è certa: essa accomuna tutti i salernitani e li rende tutti più uniti, non solo a San Matteo, ma anche durante l’anno.

 

 

Montecorvino Rovella: tra luoghi da visitare e il miracolo della Madonna dell’Eterno

Con il termine “Corvinus” si indica la gens Valeria, antica famiglia romana della Magna Grecia aventi grandi possedimenti su questo territorio campano a nord della provincia di Salerno. I Romani nel 269 a.C. sconfissero i Piceni sulle coste dell’Adriatico e li trapiantarono in Campania tra i fiumi Sele e Sarno. A seguito dei vari accampamenti antropici, nacque Montecorvino. Terra ricca di storia e di testimonianze architettonico-paesaggistiche, presenta molti luoghi di interesse, di carattere architettonico, civile e religioso.

 

 

Tra i luoghi sicuramente da visitare il Monte Nebulano, che ci mostra ancora oggi i ruderi di un Castello, il cui nome è appunto Castello Nebulano, sorto probabilmente intorno al VI sec. d.C., dapprima come fortificazione in legno (lignitie) e poi rinforzato in fabbrica (fabrite) con i resti ben visibili di una grossa cinta muraria con Mastio, Vallum e Bassa Corte. Distrutto ben due volte nel 1137 e nel 1392 fu abbandonato definitivamente nel 1500.

 

 

Di carattere religioso, la Chiesa dei Santi Apostoli San Pietro e San Paolo (patroni di Montecorvino Rovella). Costruita nel 1274 sulle rovine dell’Abbazia di S. Simeone, distrutta da un incendio nel 1137, presenta annesso ad essa, il Palazzo vescovile che fu abitato stabilmente dal 1794, quando fu riconosciuta la Concattedralità con il Capitolo di Acerno, per cui il vescovo doveva risiedere per sei mesi a Montecorvino. Purtroppo il sisma del 1980 privò i montecorvinesi del bellissimo Duomo.

La Chiesa infatti sprofondò, si ripiegò sulle fondamenta riducendo in macerie altari, organo, fonte battesimale e tutto il resto. Rimase intatto il campanile, le statue dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, le cappelle del Crocifisso e del Sacramento, la Sacrestia. Grazie all’aiuto dei fedeli e al parroco Don Gerardo Senatore, nel marzo del 2002 è stato possibile, dopo 22 anni, rivedere aperto il Duomo.

 

 

La Chiesa si divide in tre navate: quella centrale dove si nota, in primo piano, l’altare maggiore e sopra di esso la bellissima tela di Angelo Mozzillo, del 1803, raffigurante S. Pietro che riceve le chiavi del Paradiso. Ai lati dell’altare si trovano le Statue di S. Pietro e S. Paolo.

 

 

Nella navata destra è situata la cappella del Crocifisso, fatta costruire dall’arcivescovo Venafra nel 1718, dalla quale è possibile accedere al campanile; molto bella è la maestosa cupola di questa cappella ed i quattro pennacchi raffiguranti gli evangelisti.

 

Nella navata sinistra vi è, invece, la cappella del SS. Sacramento, fatta costruire dalla famiglia Ventriglia, dove giacciono le spoglie del vescovo Nicola Ventriglia, morto nel 1708 e del suo vicario, Cristoforo Crollalanza, morto nel 1705. Rivolgendo lo sguardo verso l’alto si può ammirare la cupola del SS. Sacramento, dipinta con schema ottagonale.

 

 

Dalla navata sinistra si accede alla Sacrestia dove si può ammirare un variopinto soffitto: nella lunetta in fondo alla sala vi sono le Tre Marie ai piedi della croce; la composizione delle case nel verde sullo sfondo fa pensare alla Montecorvino di un tempo. Inoltre si può notare la scena della deposizione di Cristo nel Sepolcro e nella lunetta di fronte si ammira la Vergine col Bambino.

 

 

Situata nella frazione Gauro, la Chiesa del Santissimo Salvatore e Sant’Andrea  è l’edificio religioso più antico del comune. La parrocchia ha festeggiato l’800º anniversario nel novembre del 2010: la più antica testimonianza, infatti, della sua esistenza risale al 4 ottobre 1210. La domenica successiva al 6 agosto si commemora la Trasfigurazione del Cristo sul Tabor, antichissima consuetudine risalente alla seconda metà del Quattrocento, documentata già nel secolo XVI.

 

Punto di incontro di appassionati e studiosi, l’ Osservatorio Astronomico ” Gian Camillo Gloriosi “ sito alle falde del monte nebulano e costruito nel 1986. Svolge, da oltre un ventennio , un ruolo trainante per lo sviluppo culturale delle nostre aree, attraverso iniziative di divulgazione e annuali manifestazioni scientifiche di carattere internazionale.

 

 

Leggendaria, la storia inerente la Chiesa della Madonna dell’Eterno, la cui raffigurazione sacra è riportata, tra i monti, accanto al rivolo di un ruscello, dopo aver attraversato il boschetto del Monte Foresta. La storia racconta di un pastore, la cui mandria sostava in zona, cibandosi dei ricchi pascoli della zona, finchè un giorno, proprio la mucca più bella, alla quale era più affezionato il pastore, sparì. Era l’ora del tramonto, in un afoso sabato di agosto, quando il guardiano, riunendo le mucche, notò l’assenza della sua preferita.

 

 

Convinto che fosse deceduta, cadendo in un dirupo per sfuggire a qualche pericolo, o addirittura che fosse diventata pasto di un lupo, l’uomo cedette alla più profonda disperazione, prima di mettersi a pregare, rivolgendosi alla Madonna, posta in una piccola nicchietta illuminata da una lanterna al termine del sentiero di accesso al luogo, dove era solito recarsi con il pascolo.  Rassegnatosi, al momento di addormentarsi, nel buio della notte udì il muggito della mucca perduta e si catapultò nella direzione, ove cui proveniva il rumore.

 

Dopo aver percorso stradine impervie, i cui rovi, lacerarono i suoi vestiti, causandogli sanguinamenti, nel profondo di una gola, vide la mucca inginocchiata dinanzi una parete di roccia. Provò più volte a rimettere in piede l’animale, ma senza successo finchè inginocchiandogli, non ricominciò a pregare. E fu in quel momento che la parete di roccia crollò, senza causare danni e una luce fortissima illuminò tutta la grotta, che si era formata in seguito al crollo, permettendo al pastore di notare un rivolo d’acqua, che fuoriusciva dalla roccia.

 

 

Il guardiano, incredulo, osservò bene il paesaggio, dinanzi cui si trovava e notò l’immagine sacra della Madonna, che fuoriusciva dalla roccia. Subito piangendo per la commozione, si recò in paese, a raccontare l’accaduto ma non fu subito creduto, finchè il parroco e alcuni fedeli non si recarono personalmente, sul luogo del miracolo per prendere l’immagine e custodirla in chiesa. Ma l’indomani, al risveglio, i fedeli giunti per la santa messa, non trovarono l’effige sacra, gridando allo scandalo. Recatosi dal Vescovo, il parroco venne rassicurato, in quanto si trattava di un prodigio.

La Madonna infatti, gli era apparsa in sogno e gli aveva annunciato quello che sarebbe accaduto il giorno successivo: l’icona sarebbe ritornata sul luogo del rinvenimento sul monte Foresta ed i fedeli avrebbero trovato nello stesso luogo un manto di neve per quanto la Madonna volesse l’estensione di un tempio a Lei dedicato. Era la terza domenica di Agosto del 1623 e dinanzi l’accaduto grande commozione e lacrime, riempivano di gioia, i cuori dei fedeli.

Oggi è possibile ammirare l’icona sacra, proprio nel punto esatto in cui è apparsa. Il luogo facilmente raggiungibile a piedi, si trova alla fine di un piccolo boschetto, nei pressi della Chiesa sorta, in onore della Madonna. Il parchetto è ben attrezzato con tavoli da picnic e con una scalinata, fornita di passamaneria in legno, al fine di accompagnare il fedele, passo passo fino al luogo dell’apparizione.

 

Salerno: viaggio nel cuore della città vecchia: parte I

Piccolo itinerario dei maggiori punti d’interesse della Salerno storica

L’antica città di Salerno affonda le proprie origini nel lontano 197 a.C., quando i Romani colonizzarono quella parte di territorio della Piana del Sele, compresa tra il torrente Fusandola e la vecchia salita del Carmine (fonte Wikipedia), e denominata Salernum per via dei due fiumi che la rappresentano: il Sale (l’odierno Canalone) e l’Irno (all’epoca Lirino).

Perché è così importante la città di Salerno?

Molte sono le ragioni per cui vale la pena visitare il capoluogo campano: basti pensare innanzitutto alla prolissa storia che la racconta, che passa da Annibale alla conquista dei Longobardi, passando dal principe Arechi II che vi si stabilì col suo imponente castello e vi piantò le radici del suo regno, fino alla fondazione della prima scuola medica europea della storia, definita l’antenata per eccellenza delle Università europee.

Lo stesso Alfonso Gatto, salernitano di nascita, definisce il centro storico un “Gioiello medievale”, per la sua ricchezza di edifici e opere sparse qua e là per le strade. Un’altra apposizione che viene attribuita dal poeta alla sua città è “rima d’eterno”, rendendole “eterno” omaggio. Ma esploriamone con ordine i punti di maggiore importanza.

 

Cattedrale di Salerno

Tra le varie chiese di origine normanna quella che gode di maggiore rilevanza è sicuramente la Cattedrale di San Matteo, considerata il fulcro della città: se si vuole visitare la città, il punto di partenza è sicuramente questo.

Sorto nell’XI secolo, il Duomo si erige per circa 24 metri in altezza, e si estende in lunghezza per circa 80 metri. Lo stile decorativo è prevalentemente barocco, come molte delle chieste che costellano Salerno. Particolarmente affascinante è il campanile adiacente la Cattedrale e che sovrasta l’intera piazzetta con i suoi 52 metri, fortemente voluta dall’arcivescovo Guglielmo da Ravenna.

Insieme al campanile altrettanto importante risulta il quadriportico medievale, in stile arabo-normanno e perfettamente conservato, il quale risulta un’opera quasi unica in Italia.

Il Duomo è particolarmente famoso per ospitare nella cripta, un gioiello barocco interamente rivestito di intarsi marmorei, le spoglie mortali del patrono della città, San Matteo: essa inoltre ospita la statua in argento a due facce dell’Apostolo, tale da consentire due funzioni religiose contemporaneamente. È tradizione dei salernitani venire in visita qui ogni 21 settembre per rendere omaggio al protettore, ed è da qui che ogni anno partono la processione e la celebrazione che proseguono per le strade del centro.

 

Castello Arechi

Proseguendo per il Canalone, e quindi salendo sul monte Bonadies, si giunge all’edificio che domina totalmente la città di Salerno a 300 metri sul livello del mare, ossia il castello del Principe Arechi II. Esso è la struttura militare di maggior rilievo della città, seguito dal Forte La Carnale situato a Torrione.

Il castello fu una delle fortezze più resistenti del VIII secolo, come testimonia Paolo Diacono nella sua Historia Longobardorum.

All’interno del castello è allestito un museo nel quale risiedono oggetti di vario tipo rinvenuti nel tempo, come monete, ceramiche e vetri.

Attualmente la fortezza è adibita anche a cerimonie e ricevimenti di vario genere, come matrimoni e meeting, nonché a visite ed escursioni ai vari turisti e curiosi, i quali restano estasiati di fronte alla vista mozzafiato alla quale assistono una volta giunti in loco.

 

 

Palazzo Fruscione

Tra i vari Palazzi antichi che caratterizzano la città, quello che emerge per maggiore importanza è sicuramente il Palazzo Fruscione, situato tra la chiesa di San Matteo Piccolo e il Complesso Monumentale di San Pietro a Corte.

Poco si sa di questo prestigioso edificio: risalente al XIII secolo, non si conoscono le motivazioni circa la sua costruzione, perfino l’identità di chi vi ha risieduto è ignota, si pensa al medico salernitano Giovanni da Procida, o addirittura allo stesso principe Arechi, ma queste teorie sono state subito sfatate.

Perché allora è interessante visitarlo? Il Palazzo Fruscione conserva al suo interno dei meravigliosi resti di terme appartenenti al II secolo; l’area in seguito è stata adoperata come cantiere edilizio, come si evince dai resti risalenti al V secolo.

Accanto al Palazzo risiedono altre terme romane, trasformate in chiesa nel Medioevo, sulle quali è situata la cappella palatina, ovvero la chiesa privata della reggia del principe Arechi, risalente al IX secolo e costruita dai Longobardi.

Oggi il palazzo viene talvolta allestito per ospitare mostre ed eventi vari, come il più recente “L’Incredibile Marvel”, una mostra per celebrare i 75 anni della Marvel USA, tenutasi la scorsa estate.

 

Giardini della Minerva

Nel cuore del centro storico, ai piedi del rione Canalone, troviamo uno dei giardini più belli d’Italia: il Giardino della Minerva.

Esso vede la sua apertura nel XIV secolo per opera del maestro Matteo Silvatico, il quale faceva uso didattico del giardino, istruendo gli allievi della Scuola Medica riguardo l’uso terapeutico delle piante coltivate.

Rinomato punto d’incontro e località ambita per visite guidate, il Giardino ospita più di 300 specie vegetali provenienti da tutto il mondo.

Esso inoltre ospita al suo interno una tisaneria aperta al pubblico, nella quale è possibile degustare tisane di produzione propria e di acquistarne dei campioni.

Il Giardino della Minerva ad oggi rientra nella categoria “I parchi più belli d’Italia”.

 

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